Eraclito, il filosofo del divenire che disprezzava il “popolino”

Vissuto tra il VI ed il V Secolo a.C. ad Efeso, città che oggi potremmo collocare tra Smirne e Aydin in Turchia.

Eraclito è di origine aristocratica, i suoi avi addirittura provengono da una famiglia regale, questo aspetto lo porta a mantenersi a debita distanza dalle masse popolari. 

Che la sua società non fosse permeata da una visione d’insieme lo si può dedurre da alcune massime estrapolate dalle sue opere, come per esempio “Uno vale per me centomila, se è il migliore”.

Un’altra caratteristica preponderante degli scritti di Eraclito è la complessità dei contenuti, lontani dalle esperienze della vita comune, ma anche dal linguaggio e dalla forma utilizzata. Ennesimo esempio di quanto il Filosofo del Divenire preferisse prendere le distanze dalle masse popolari.

Eraclito, nonostante il suo “caratteraccio” lei è tra i Filosofi più famosi, ma cosa la spinge a provare tal disprezzo verso le masse popolari?

E:  Devo correggerla, io non provo disprezzo verso le masse popolari nella loro totalità, ma tendo a suddividere gli uomini in due categorie: desti e dormienti.

Può spiegarmi meglio?

E:  Certamente, sono qui per questo.

I dormienti sono coloro che vedono il mondo allo stesso modo sia quando dormono che quando sono svegli, la loro esistenza è superficiale e non si interrogano sul mondo circostante ma preferiscono restare nell’ignoranza e saziarsi, come le bestie, di ciò che provano. Purtroppo i dormienti sono la parte maggioritaria, ma i desti, che vanno oltre le apparenze e colgono il senso intrinseco delle cose, possono vantare dalla loro parte la capacità di mettere in comune le esperienze: non siamo soli , ma c’è un comune terreno d’intesa .

E come ci si sveglia da questo “sonno della ragione”? 

E: Tutti noi possediamo al nostro interno un frammento di logos, ovverosia la ragione. Tutti partono dallo stesso livello, tanto i desti quanto i dormienti, ma per raggiungere il logos universale bisogna avere il coraggio di cooperare: bisogna seguire ciò che è comune; infatti ciò che è, è comune di tutti . Ma pur essendo il logos di tutti , la folla vive come se avesse un proprio ed esclusivo criterio per giudicare”.

E questo scontro tra desti e dormienti, come si risolverà?

E: Gli scontri non sono fatti per risolversi. La tensione tra gli opposti non è sinonimo di ingiustizia. Il divenire di tutte le cose è il risultato del perenne conflitto che permea l’umanità. Pensiamo alla guerra, che rende liberi i vincitori e schiavi i vinti, è necessario tutto ciò? Certo! Sapremmo mai cosa sarebbe la libertà se non conoscessimo la schiavitù? No! L’una è necessaria per capire l’altra. 

Quindi l’armonia è data dalla tensione tra i contrasti?

E: Divenire significa proprio questo, passare da un opposto all’altro.

Panta Rei? Tutto scorre?

Certamente, ma non mi va di essere identificato con questo concetto.

Seppur presente nel mio pensiero, vorrei si rimarcasse la differenza col mio discepolo Cratilo (futuro maestro di Platone): egli estremizzerà le mie posizioni e diventerà il filosofo del “tutto scorre”: a suo avviso è addirittura impossibile dare i nomi alle cose perché esse cambiano di continuo.

Christian Carbone

By kairosmag