Alla (ri)scoperta di Trachina

Alla Tonnara di Palmi quest’ultima soleggiata domenica di maggio ha visto lo svolgersi di una nuova azione di pulizia del gruppo Green R-evolution Palmi, il quale, coadiuvato dalla sezione palmese di Lega Navale italiana, dall’associazione “Fogghi di Luna”, unitamente alla Capitaneria Di Porto, ha raggiunto con tre imbarcazioni la piccola spiaggia di Trachina, separata dalla spiaggia dell’Ulivarella da un’imponente scogliera. Tra le pietre tonde levigate dal mare, una trentina di volontari si sono prodigati per rimuovere dalla spiaggia quanta più plastica possibile, presente sotto svariate forme, le più ricorrenti delle quali polistirolo e bottiglie di PET. Per il resto si riscontrava una variegata compagine di articoli in plastica o frammenti di essi, scarpe, ferraglia, materiale da pesca abbandonato. Degni di nota sono due tipologie di materiale sempre rinvenibili in queste azioni di pulizia: il polistirolo, quasi sempre bianco, sbriciolato in frammenti più o meno piccoli dall’azione congiunta di onde e scogli, ed i frammenti anch’essi più o meno piccoli di materiale isolante di refrigeratori,  di color giallo. Testimoni, da una parte, della colpevole abbandono in mare delle cassette di polistirolo da parte di vari pescatori da decenni, dall’altra, dello impunito scarico di refrigeratori usati a mare, deplorevole fenomeno anch’esso persistente da tanto tempo. Infatti, il più grosso oggetto rimosso è stato un grosso refrigeratore a cassa, che ha necessitato 5 paia di braccia. Questo basti a dire quanto queste azioni di pulizia delle spiagge portano alla luce la vastità della stupidità e pigrizia umana. Dopo due ore e mezzo di alacre e faticosa opera di raccolta e rimozione un barchino di servizio e le altre barche sono state caricate di 20 sacchi pieni di plastica, polistirolo ed altra spazzatura, oltre alla grossa carcassa di refrigeratore sopra menzionata.

Di ritorno al porto di Palmi, tale massa ha riempito il cassone di un camioncino: rifiuti abbandonati in natura, nei pressi di una fiumara o direttamente a mare il cui dannoso tempo di permanenza può variare da pochi giorni a svariati anni. Terminate le loro fatiche, i partecipanti si sono meritatamente concessi una navigazione sottocosta fino alla bellissima spiaggia di Calaianculla, che sarà anche la mèta della prossima azione di pulizia, fra quattro settimane, il 20 giugno prossimo, pianificata sempre dalle associazioni sopra menzionate e da Lega Navale sez. Palmi.

Il presidente di quest’ultima, Giovanni Grillea, si è mobilitato in prima linea per la riuscita dell’evento, anche sul piano dell’aiuto fisico, mosso da un grande amore per l’ambiente marino: -“Bisogna tutelare il mare perché sta morendo, ci sono dei dati sconfortanti riguardo alla quantità di plastica in mare; e queste iniziative, a cui Lega Navale presta grande attenzione, possono sensibilizzare i più giovani ad avere cura per il mare. 

L’amore per il mare e il territorio, è motivo conduttore anche di Green R-Evolution e “Fogghi di Luna”. Per Eugenio Crea, rappresentante di entrambi i gruppi, queste singole azioni di pulizia non sono fini a sé stesse: -“La nostra idea di Palmi è in prospettiva Stiamo lavorando per far rinascere Rovaglioso e Trachina: questa è stata solo la prima tappa per restituire la spiaggia al pubblico. Grazie alla natura di Green R-Evolution, un gruppo aperto e non chiuso in sé stesso, e grazie a belle collaborazioni come quella con Lega Navale, e senza la quale non avremmo potuto realizzare quest’operazione di pulizia, tutto questo sarà possibile”.

Antonino Brando

Ambientalisti inutili a chi?

Rifiuti raccolti durante una delle tante giornate di pulizia

L’attività profusa dall’associazione Green R-Evolution Palmi nell’arco di ormai oltre un anno è stata pochi giorni fa tacciata di inutilità ed immobilismo civico in un breve articolo apparso sul sito del circolo “Antonio Armino” di Palmi. Ne consegue che con tale scritto, in quanto co-fondatore dell’associazione, intendo dare la nostra risposta, risposta dalla quale scaturisce anche una proposta. Anzitutto, alla luce degli ultimi sviluppi della vicenda inerente la sciagurata discarica in località “La Zingara” di Melicuccà, non posso non dire – con la massima sincerità – “tanto di cappello” all’ing. Armino ed a tutto il circolo da lui presieduto per l’alacre azione di contrasto all’entrata in funzione della discarica portata avanti negli ultimi mesi. Va riconosciuto loro il grande merito di avere acceso i riflettori sulla questione, di avere alimentato e tenuto vivo il pubblico dibattito, di avere intrapreso iniziative volte a dimostrare con criteri scientifici la minaccia per la sorgente del nostro acquedotto. Questo smuovere le acque ha ora portato le onde ad arrivare lontano, ad infrangersi dove necessario, e quantunque la guerra non sia ancora vinta, ad oggi, è tutt’altro che persa. L’assessore De Caprio ha tutta la nostra stima per il suo intento di coinvolgere il CNR, cosicché sia un ente sovraregionale a decretare – speriamo presto! – un verdetto inattaccabile e definitivo. Onore all’ing. Armino ed ai suoi collaboratori dunque, per quest’opera autenticamente ambientalista – nel senso proprio e buono della parola – nella quale si sono spesi e che sta dando i suoi frutti.

Non accettiamo però l’etichetta attribuita al nostro volontariato spontaneo, da una parte perché rivendichiamo di essere stati i primi a chinarci sul territorio con le modalità che tutti sanno, dall’altra perché, nella realtà dei fatti, fin qui non siamo andati e non abbiamo potuto andare oltre lo stadio di gruppo di amici e amiche che organizza – quando può – delle azioni di pulizia, con o senza il coinvolgimento della cittadinanza. Non siamo in tanti, non pochi fra noi attualmente lavorano fuori dai confini regionali, quelli che tra noi vivono a Palmi hanno i loro impegni lavorativi e familiari. Non abbiamo un sito internet, non abbiamo raggiunto il livello di associazione strutturata e “matura” attribuibile a voi. Nei giorni prima che fosse pubblicato l’articolo di cui sopra, sulla nostra chat whatsapp discutevamo animatamente e con preoccupazione della vicenda della discarica; il fatto che non fosse apparso nessun nostro post al riguardo sui social non implica automaticamente il fatto che non siamo “sfiorati minimamente” dalle problematiche della discarica o della depurazione insufficiente. È comunque comprensibile e sensato che da parte nostra ci si potesse aspettare un pronunciamento, un articolo sul web, un post, quantunque la cittadinanza avesse ormai sufficiente contezza dei fatti, così da non aver certo bisogno di altre voci per valutare da sé la vicenda, come anche l’operato dell’amministrazione comunale. Come già detto, però, non godiamo dello status di persone quel tanto in avanti negli anni da essere più o meno largamente affrancate da lavoro e professione, e quindi con a disposizione assai più tempo da spendere appieno per un’associazione articolata e dunque per la collettività ed il territorio. In definitiva, abbiamo lasciato che il circolo Armino fosse l’unico intestatario di questa meritevole battaglia, non perché non interessati ma perché dalle ordinarie circostanze del vivere non agevolati.                                       

Entriamo però ora nel merito di alcune affermazioni fatte nell’articolo, a cominciare da quella secondo cui i disastri dell’ambiente e del territorio sono da attribuirsi “alle logiche e ai meccanismi strutturali del sistema economico capitalistico, che creando nuovi bisogni nel consumatore genera il problema del loro impatto ambientale” piuttosto che “all’avidità, irresponsabilità e inciviltà degli uomini e delle donne”. Calata nel contesto locale l’affermazione è sbagliata, mentre se si considera il contesto nazionale e mondiale l’aspetto macroeconomico è una parte del problema ambientale, senza che l’altro aspetto, sul quale effettivamente ci focalizziamo noi, perda di importanza.  É fuor di dubbio che l’umanità deve necessariamente ridurre il consumo delle risorse del pianeta: protezione strenua delle foreste, riforestazione, riduzione di produzione e consumo di carne, meno monoculture e più spazio ai piccoli coltivatori, riduzione dello sfruttamento di materie prime del sottosuolo ed al contempo economia circolare, cioè implementazione di variegati modelli virtuosi, nell’industria, nei servizi e nel commercio, che azzerino gli sprechi, eliminino le fonti di inquinamento e portino al massimo grado il riciclo dei materiali. Sì, ci vuole un’economia reale che sia verde, dove tutto si trasforma senza perdere nulla, come in natura, umanistica e rispettosa dell’ambiente al tempo stesso, digitalizzata sì ma quanto basta, senza disumanizzazione. No, non siamo parte di un ambientalismo che non cambia il mondo! Lo capiamo tanto quanto voi che l’inseguimento della crescita rende i popoli sempre più simili agli antichi abitanti dell’isola di Pasqua, e che dunque l’attuale modello economico va rivisto e reso più umano anzitutto, e più verde di conseguenza, un’economia reale dove anche e soprattutto i piccoli produttori hanno il loro posto, prima che le multinazionali e i potentati finanziari desertifichino tutto.

E anche per quello che abbiamo fatto finora, così come lo abbiamo fatto, rispondiamo ancora no! Non siamo parte di un ambientalismo che non cambia il mondo! Perché se è vero che continuando al ritmo degli ultimi anni nel 2040 nei mari e negli oceani ci sarà più plastica che pesce, ebbene noi ci siamo resi parte attiva di quel fermento di volontariato plastic-free che negli ultimi due anni ha rimosso dalle spiagge e dal mare italiano migliaia di tonnellate di plastica, ci siamo resi parte attiva di quella reazione che un po’ in tutto il mondo è segno che aumenta la presa di coscienza che inizia ad invertire la rotta!

Tornando a quell’assunto del modello economico come vero problema, l’affermazione risulta sbagliata non solo se calata nel nostro contesto locale bensì in buona misura lo é anche quando viene declinata a livello globale: immaginiamo che ogni consumatore nel globo avesse correttamente e responsabilmente conferito ad un riciclo che fosse stato da subito pienamente operativo ogni prodotto di plastica dal 1960 ad oggi … Vivremmo in un mondo molto più pulito e negli oceani non esisterebbero isole galleggianti di plastica. Il problema non è la plastica, né tantomeno la produzione in sé entro i limiti di cui sopra, siamo noi, seppur non tutti, sono la sciattezza e l’inciviltà diffuse dappertutto. Dappertutto ma con grandi variazioni tra nazioni e regioni. Se in India ed in Indonesia negli anni passati si è assistito al triste spettacolo di spiagge letteralmente sepolte sotto cumuli di plastica ed in Giappone non vi è traccia di siffatti fenomeni, un motivo ci sarà. Se in Svizzera per ogni circondario di due-tre paesi c’è un depuratore di dimensioni medio-piccole ed il pet, la carta ed il vetro si differenziano da 30 e passa anni ed in Calabria no, un motivo ci sarà.

E la discarica che minaccia l’acqua che beviamo nella nostra Palmi è anzitutto e sopratutto il risultato dell’inciviltà abbastanza diffusa tra la nostra gente, dalla quale non è esente la classe politica largamente incapace degli ultimi decenni. I cumuli di spazzatura che ciclicamente vediamo da anni qua e là in Calabria, cosa sono se non materiali che si potevano differenziare in grandissima parte? O che magari erano stati differenziati vanificando l’impegno messoci dai singoli cittadini?

É un concetto applicabile dovunque, ma rimaniamo entro i confini regionali: se tutti i calabresi sapessero e potessero differenziare come è possibile differenziare, cioè in modo preciso e sistematico, si potrebbe totalizzare il 95% di differenziata. Di cosa sarebbe costituito il 5% rimanente? Pannolini, assorbenti, altri articoli monouso per l’igiene, parti di confezioni o imballaggi, oggetti in tessuto, rifiuti ospedalieri e poco altro, ovvero lo strettamente non differenziabile. Un esempio di cosa significa differenziare in modo preciso e sistematico? Tutti gli imballaggi per alimenti, il cosiddetto packaging, sono differenziabili: i resti di cibo basta sciacquarli via sotto il lavandino, si raccoglie con qualche accorgimento che permetta l’asciugatura e tutta quanta la plastica è raccolta, pulita ed innocua, al punto che tenerne se necessario qualche sacco in più nel balcone fuori o in cantina è solo una questione di spazio, non di altro. Basterebbe che tutti dedicassero 5 minuti in più al giorno a differenziare tutto ma proprio tutto in maniera sistematica, a casa come a scuola, nei bar, ristoranti, pizzerie, negozi, uffici, aziende, dappertutto insomma, e avremmo davvero solo un 5% circa di indifferenziata rimanente. Basterebbe il termovalorizzatore di Gioia Tauro rimesso a funzionare come si deve per tutta la Calabria! E le discariche non avrebbero più ragion d’essere! Come raggiungere l’obbiettivo? Una massiccia campagna di educazione della popolazione alla differenziazione sistematica e totale, realizzata da comuni, province e regione, tramite whatsapp, manifesti, pubblicità ed ogni altro mezzo lecito per veicolare questa istruzione. Ci vorrebbero inoltre sacchi ufficiali comunali codificati per la tracciabilità, com’era già anni addietro, di modo che sia permesso conferire esclusivamente in tali sacchi e sacchetti ufficiali, e per l’indifferenziata andrebbero distribuiti sacchi di vario taglio, con volume assegnato in base a numero di persone residenti o a dimensione dell’attività e per unità di tempo, cosicché, dal momento che il conferimento avviene solo tramite i sacchi ufficiali in maniera cadenzata e quelli dell’indifferenziata sono i più piccoli, si spinga perciò stesso alla differenziazione massima.

Perché non è possibile che in provincia vi siano comuni che la differenziata praticamente non la fanno, e che per la pigrizia di non pochi conterranei e l’inettitudine di amministratori metropolitani e regionali venga messa a repentaglio l’acqua di noi palmesi. A Palmi pare che la differenziata sia al 60% circa … E se provassimo ad iniziare proprio a Palmi la differenziata ottimizzata e massimizzata al 95%, facendo da apripista per tutti gli altri? Spero che a palazzo San Nicola qualcuno legga queste righe. Cari componenti del circolo Armino, voi l’avevate mai formulata una proposta così?  Come vedete, anche degli ambientalisti inutili come noi propongono e fanno cose che possono cambiare il nostro pezzetto di mondo e oltre.

 

Antonino Brando e i ragazze/i del gruppo Green R-Evolution Palmi

Green R-Evolution Palmi – La nuova mentalità contro il littering

Nella presente situazione nazionale che vede la quotidianità monopolizzata dalla pandemia in atto, il 25 ottobre scorso siamo stati lieti di riuscire a coinvolgere la gente di Palmi per un’opera di largo respiro incominciata ben prima dell’emergenza e che proseguirà anche – si spera il prima possibile – dopo il Covid-19. 

Con un’attenta osservanza delle distanze di sicurezza e muniti di mascherina e guanti, noi dell’associazione «Green R-Evolution Palmi » abbiamo coordinato un piccolo plotone di circa 50 persone, con cui è stata data la caccia a rifiuti più e meno recenti sparsi per le pinete del monte S.Elia e lungo il primo tratto della scorciatoia che porta dal rione « Girone » alla sommità. A proseguire il lavoro già iniziato dall’amministrazione comunale ci siamo ritrovati giovani, giovanissimi e meno giovani, ed abbiamo avuto la gioia di avere al fianco anche il nostro sindaco, prodigatosi in prima persona con guanti e sacco alla mano. Com’era prevedibile abbiamo rimosso dalle pinete soprattutto bottiglie di vetro e rifiuti di plastica nelle sue più varie forme, arrivando a riempire una quindicina di grossi sacchi. È stata la quarta azione di pulizia pubblica da noi intrapresa nell’arco di 10 mesi, ed é bello poter continuare a constatare entusiasmo ed una partecipazione numericamente incoraggiante.

 Al termine dell’azione di pulizia si é tenuto un breve dibattito all’aperto in presenza del sindaco Giuseppe Ranuccio e di un‘ulteriore rappresentanza del consiglio comunale. È stata ribadita la volontà di implementare misure atte a mantenere il decoro e la pulizia nell’intera area del S.Elia, onde sanzionare futuri trasgressori: erano già state collocate dall’Amministrazione delle nuove targhe con affissi tali moniti . Come associazione ci rendiamo conto che la battaglia contro l’inciviltà e l’incuria diffuse richiederà tempo, tenacia e fantasia. E che sarà necessario trasmettere una nuova mentalità, incentrata sul rispetto per l’ambiente. 

Facciamo un esempio: se si ha un incarto, sia esso di plastica o di carta, quando non si ha immediatamente a disposizione un cestino, va fatto il piccolo sforzo di portarlo con sé, se necessario fino a casa. Il cosiddetto littering purtroppo è largamente diffuso un po’ ovunque, segno che una certa dose di insensibilità nei confronti dell’ambiente rientra in  una sorta di media europea, con fluttuazioni regionali e culturali. Altrove nel mondo è sicuramente peggio, ma la buona notizia è che ovunque nascono piccole e grandi iniziative spontanee per rimediare particolarmente all’inquinamento da plastica. In quest’ottica noi di Green R-Evolution intendiamo – appena questo sarà nuovamente possibile – intraprendere delle azioni di sensibilizzazione nelle scuole, perché siano poi i piccoli a far da pungolo e da sprone ai grandi. In questo senso avevamo già raccolto buoni frutti quando andammo in varie scuole di Palmi per invitare all’azione di pulizia tenutasi poi alla Tonnara il 2 febbraio scorso: venne un’intera classe della quinta elementare, oltre a vari altri bimbi che con slancio si erano portati dietro l’uno o l’altro genitore. 

 

Per quanto riguarda la Tonnara e tutta la nostra costa, al momento presente facciamo le seguenti costatazioni. Negli ultimi 15 mesi tra Pietrenere e Marinella con le nostre azioni di pulizia molta plastica è stata rimossa, osserviamo che la dispersione di plastica continua. Persiste anzitutto il trascinamento a mare di rifiuti allorquando le piogge spazzano i letti delle fiumare, ragion per cui i letti sarebbero un luogo sul quale le amministrazioni dovrebbero intervenire. Constatiamo regolarmente che una parte del littering proviene dalle navi container in transito da e per il porto di Gioia Tauro. Ci chiediamo se a Genova o a Livorno succede lo stesso. in prospettiva pensiamo di documentare il fatto alla capitaneria di porto, onde sollecitare dei provvedimenti. Una nota particolarmente dolente è il littering sottocosta di cui sono responsabili i pescatori che giornalmente solcano in lungo e in largo il litorale. Lo constatiamo per via delle cassette di polistirolo intatte o visibilmente da poco utilizzate che ripetutamente troviamo spiaggiate alla Marinella o altrove ed avvistiamo galleggiare in direzione delle spiagge. A livello personale, percorrendo la costa in canoa mi accorgo, senza ombra di dubbio, che dalle barche vengono gettate -ad esempio- confezioni di crackers o wafers appena consumati. Si arriva per logica alla costatazione che altri non possono essere, se non i pescatori. Orbene, spero che tramite queste righe arrivi a qualcuno di loro questo appello: se voi vivete del mare, perché lo sporcate e lo danneggiate? Confido che riusciremo a trovare il modo di far terminare questo littering a mare che dura da troppi anni, con un dialogo franco e deciso. 

Rimane ancora un aspetto da mettere sotto la lente d’ingrandimento: si continua a constatare il periodico, ripetuto e persistente inquinamento sottocosta con scarti della depurazione delle acque reflue. Si tratta di estese chiazze di schiuma frammiste ad una certa quantità di sostanza oleosa. È possibile osservarle tutto l’anno. Sono il risultato di una depurazione che non avviene come dovrebbe: è lo stadio finale di un processo che viene saltato, omesso, cosicché a mare arrivano acque non completamente depurate. Il forte sospetto è che ciò avvenga per diminuire le spese di esercizio ed aumentare i profitti. Continueremo a monitorare questo fenomeno e abbiamo in animo di procedere a dei richiami presso le sedi competenti: il mare della Calabria ha finalmente bisogno di una rete di depuratori che siano pienamente efficienti. Noi continuiamo a sognare una Calabria pulita in ogni suo angolo, in cui il mare torni ad essere cristallino ovunque e la plastica dispersa nell’ambiente scompaia. Partendo dalla nostra Costa Viola e dal suo entroterra, ci rendiamo conto che sarà possibile solo facendo rete con altre associazioni come la nostra e con singoli volontari, oltre che con le amministrazioni locali. È necessario, mano a mano che si procede con le azioni di bonifica, un presidio permanente del territorio, unito ad un’opera di sensibilizzazione costante. Vi terremo aggiornati sui progressi in atto, se ognuno fa la sua parte, questo sogno non rimarrà tale.

Antonino Brando

 

Basta plastica: il contagio positivo

Tra le cose che più distendono, rilassano e ritemprano, aiutando a recuperare energie, concentrazione e slancio nel tam-tam delle fatiche quotidiane, vi é la passeggiata sulla spiaggia che è dato fare regolarmente a chi abita vicino o poco lontano dal mare, un calmante naturale e gratuito, benefico tanto col mare calmo quanto col mare mosso.                       

Da alcuni decenni a questa parte però, in questo ambiente salubre della riva del mare, che si tratti di spiaggia o scogliera, un’po’ in tutto il mondo, sparso in differenti concentrazioni sulle decine e decine di migliaia di chilometri delle coste del pianeta, è subentrato un fattore perturbante, inquinante, che si aggiunge purtroppo ad altre forme di inquinamento e deturpamento degli ecosistemi marini: la plastica. In talune zone di grandi conglomerati urbani rivieraschi, in Africa, Asia e Sud Est asiatico, si assiste al triste spettacolo di spiagge completamente ricoperte di rifiuti, per la quasi totalità costituiti di plastica: bottiglie, buste, bustine, polistirolo, confezioni di alimenti, giocattoli, imballaggi, contenitori.

Il repertorio di oggetti di plastica abbandonati in mare è vastissimo.

È da notare come il grado di densità dei rifiuti di plastica in mare e sulle spiagge è diretta conseguenza di una gestione dei rifiuti urbani più o meno efficiente e rigorosa, sicché si osserva come le coste del Nord Europa, a cominciare dalla Scandinavia, siano essenzialmente pulite, diventando progressivamente sporche se si scende di latitudine.

E così avviene che anche sulle coste del Mediterraneo la pervasività dei rifiuti di plastica assuma proporzioni non lontane da quelle di cui sopra.

Fu così che nel 2011, mosso dall’affetto per il mare – il nostro mare – iniziai spontaneamente a raccogliere la plastica spiaggiata, sottraendola al mare che altrimenti l’avrebbe presto ripresa, alla Tonnara come anche alla Marinella di Palmi. Posso affermare di aver sottratto vari quintali di plastica dal nostro mare negli ultimi 8 anni.

Qualche anno fa ebbi la gioia di non essere più solo: in più occasioni si aggiunsero spontaneamente altre persone a dare man forte. Scoprii poi che una presa di coscienza sempre più vasta del problema aveva fatto fiorire tante iniziative di singoli e di gruppi, col risultato che, solo in Italia, decine di tonnellate di plastica sono state e continuano ad essere alacremente (ed amorevolmente) sottratte da tanti tratti di spiaggia sparsi per la penisola.

La virtuosa onda di pulizia delle spiagge si è generata anche in Calabria, con giovani e giovanissimi spesso protagonisti in varie località costiere. Nella nostra Palmi si è tenuta una prima iniziativa a giugno 2019, col patrocinio del comune: con la partecipazione di tanti giovanissimi è stata ripulita la spiaggia della Tonnara fino al rudere dell’Hotel Miami.

Nell’agosto scorso Lega Ambiente ha organizzato la pulizia della bellissima spiaggia di Cala Ianculla, poi in settembre, sempre sotto la sua Egida, è stata la volta della Tonnara e di Pietrenere. Quando prima di Natale sono tornato a Palmi per delle lunghe vacanze di 3 settimane, appena arrivato mi sono reso conto della situazione disastrosa in cui versava la Marinella, soffocata in particolar modo dal polistirolo. Rimboccandomi subito le maniche, con brevi sessioni di raccolta nell’arco di una settimana ho riempito di plastica e polistirolo una dozzina di grossi sacchi. Il giorno di Santo Stefano, dopo l’ultima mareggiata invernale, la spiaggia della Tonnara era nuovamente disseminata di rifiuti di plastica. Ho scattato alcune foto che ho inviato all’amico Eugenio Crea, anch’egli grande amante del mare, che ne fece un post pubblicato sulle pagine facebook più seguite in zona. E così la mattina di Domenica 29 dicembre 2019 ci siamo ritrovati in 30/40 persone ed abbiamo ripulito (di nuovo) la Tonnara. Una pietra miliare, quel giorno.

L’inizio di un ritrovarsi non più sporadico ed occasionale, ma periodico e costante, poiché una settimana dopo io e la mia fidanzata ci siamo ritrovati alla Marinella per portare avanti la raccolta iniziata due settimane prima.

Quale non fu la nostra sorpresa nel constatare che c’era anche un’altra coppia di fidanzati intenti a rimuovere bottiglie, frammenti di plastica e polistirolo tra le belle pietre della baia. Li avevamo conosciuti quel 29 dicembre alla Tonnara.  Ne è nato così un gruppo whatsapp con cui in breve abbiamo riunito alcuni reduci di quella mattinata. Con slancio, abbiamo organizzato la seconda mattinata ecologica, tenutasi domenica 2 febbraio, giorno in cui al nostro appello su facebook ha risposto un numero di volenterosi più che doppio rispetto all’azione precedente. Ancora una volta, dopo che le successive mareggiate invernali avevano sedimentato quintali di plastica trascinati a mare dalle fiumare vicine, ci siamo chinati tutti insieme a raccogliere e liberare spiaggia e mare dagli effetti dell’incuria, inciviltà e ignoranza altrui.

È con gioia che ci siamo potuti avvalere anche dell’aiuto dei bimbi e bimbe di una intera quinta classe delle elementari.

Più in generale, abbiamo constatato il largo apprezzamento riscosso dall’iniziativa, così come l’egregio numero di volontari accorsi, piccoli e grandi.

La prossima mattinata ecologica, è un progetto concreto che si realizzerà quando la situazione sanitaria lo renderà possibile. La prossima volta cercheremo di spostare il baricentro dell’azione su Pietrenere o comunque di arrivare fin lì.

La nostra associazione si chiama “Sentinelle dell’ambiente”, e ci proponiamo di continuare il nostro impegno per avere finalmente un mare pulito.

Concretamente ci concentriamo sul nostro circondario, la Costa Viola, ma non solo. Intendiamo promuovere iniziative concrete di bonifica anche oltre le spiagge, coinvolgendo nei limiti del possibile le persone volenterose e sensibili che come noi hanno a cuore la nostra terra ed il nostro mare. Intendiamo altresì promuovere iniziative di sensibilizzazione, volte a diffondere una retta cultura ambientale.

Ci proponiamo di fare rete con i comuni litoranei della Costa Viola, auspicando la nascita “per contagio positivo” di gruppi come il nostro, onde poter contrastare efficacemente l’inquinamento da plastica. Un’altra sfida sarà affrontare l’annoso problema dell’inquinamento da acque reflue non o non adeguatamente depurate:  noi intendiamo far sentire la nostra voce presso le istituzioni locali e regionali perché venga realizzato quanto necessario per una depurazione completa, adeguata e costante.

Abbiamo l’ardire di sognare una Calabria migliore, una Calabria dove i calabresi imparino ad aver cura della meravigliosa terra incastonata tra i due mari che Iddio ci ha donato.

Noi siamo partiti dalle nostre spiagge: desideriamo andare avanti e coinvolgere i volenterosi il cui cuore vibra anch’esso nel sognare una Calabria linda e pulita.

Sì, in definitiva, di amore si tratta: amore per questa nostra terra troppo spesso maltrattata, violentata, ed al mare che la circonda. Indipendentemente dalle azioni organizzate e partecipate che seguiranno, dove si avanza tutti insieme ordinatamente, quadrante per quadrante, sistematicamente, ognuno di noi può fare la sua parte quando vuole.

E così, la bella passeggiata ritemprante vicino al bagnasciuga, camminando magari a piedi nudi e lasciandosi dolcemente accarezzare dalle onde, da occasione in cui riceviamo benessere dal mare, può diventare un equo scambio: il mare da beneficio a noi, e noi di ritorno ce ne andiamo lasciandolo più pulito di come l’abbiamo trovato. Se lo facciamo tutti, allora vedremo il giorno in cui potremo di nuovo passeggiare, e non raccogliere altro che meravigliose conchiglie…

Antonino Brando