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Alessandro Santacaterina: la mia musica tra cultura e sperimentazione musicale

Conosco Alessandro Santacaterina nell’ estate del 2018, in occasione della seconda edizione del Palmi Guitar Festival. Ricordo che qualche mese prima su youtube avevo visto alcuni sui video che mi avevano lasciato letteralmente a bocca aperta. Per intenderci in uno di questi Alessandro suonava un suo pezzo (“la danza dell’eremita”) con una chitarra battente a 12 corde suonata prima con un arco, come fosse un violoncello, poi con una specie di ventola del computer. Pazzesco.
Tuttavia non potevo ancora immaginare come, nel suo concerto alle tre croci di Sant’Elia, con il tramonto sullo sfondo, sarebbe stato capace di intrattenere, sbalordire e far commuovere tutti.
P.S.: Quel giorno suonò la chitarra con un cacciavite.

Alessandro, partiamo dai tuoi primi passi: come nasce la tua passione per la musica?

Cominciamo col dire che nonostante i miei genitori non siano musicisti, in casa mia non è mai mancata. Diversi ricordi della mia infanzia li conservo impressi nella mente proprio perché legati ad un elemento musicale presente in quel momento, una specie di colonna sonora continua. La voglia di intraprendere un percorso musicale nasce già alle elementari, quando studiavo per diventare violinista. Ricordo che mi proposero di studiare il pianoforte ma io risposi che non potevo portarlo con me ogni volta che volevo…. Innocenza dei miei 8 anni.

E invece l’amore per la chitarra battente?

Un giorno incontrai una persona che tirò fuori dalla custodia uno strumento estremamente panciuto, quasi buffo. Aveva dei fiori dipinti sulla tavola, e la vernice scrostata via a furia di essere suonata. Era una chitarra battente: ma io non lo sapevo! Ma la vera scintilla scattò anni dopo con una una locandina. Può sembrare strano, detto così, ma su quell’ annuncio sulla porta di un negozio c’era scritto che Francesco Loccisano impartiva lezioni di chitarra battente. Succedeva nel 2011 e ne divenni allievo. Ancora oggi mi domando come sarebbe la mia vita se non avessi trovato quella locandina….

Ed è qui che decidi definitivamente quale strada prendere…

Esatto! Nel 2014 entro al conservatorio di Reggio Calabria per chitarra classica. Contemporaneamente mi iscrivo all’Accademia Lizard di Messina per studiare fingerstyle con Massimiliano Cona. Nel 2016 divento anche allievo di Keith Goodman: un direttore d’orchestra Italo Statunitense con cui intraprendo lo studio della composizione e del contrappunto. Il mio percorso di composizione continua con altri grandi insegnanti come Matteo Pittino ed il Professor Francesco Tornabene. Attualmente, dopo due lauree al Conservatorio di Reggio Calabria, sto ancora portando avanti i miei studi di composizione al conservatorio di Vibo Valentia con Karen Odrobna Gerardi.

Le tue esibizioni con la chitarra battente richiamano chiaramente la tradizione musicale del Sud. Tuttavia come musicista dimostri profonda conoscenza e passione per la musica sperimentale. Come fai a coniugare questi due aspetti apparentemente opposti?

La musica popolare – o meglio la musica del popolo rappresenta le nostre radici. La società è ormai troppo globalizzata per dare attenzione ad un linguaggio apparentemente limitato ma non bisogna dimenticare che dalla musica popolare nasce tutto ciò che abbiamo oggi, musicalmente parlando.

Personalmente amo le culture popolari nel senso più ampio del termine: amo l’India e il suo complessissimo sistema musicale basato sui ‘’raga’’, il Brasile e la saudade della sua voce, amo l’Africa con i suoi ritmi tribali. In Italia, la stessa letteratura ci ha insegnato il valore dei canti popolari canti popolari che ritroviamo nelle opere liriche dei maestri dell’800 come Bellini e Donizetti. E’ qualcosa che ritorna in Bach, in Beethoven, in Stravinskij ed anche in maestri dell’avanguardia come Bela Bartòk e Luciano Berio. Un legame con la sperimentazione c’è eccome, come ci dimostra Karlheinz Stockhausen stesso: un genio della sperimentazione le cui ricerche sono state fondamentali anche per l’applicazione nella musica popolare.

Il mio personale approccio consiste nel proporre per analogia e per contrasto le sonorità che mi circondano, dandogli però una direzione non sempre prevedibile che può sfociare nell’happening, nella danza, o nel solo gesto scenico o retorico. Eugenio Bennato sotto questo aspetto è stato rivoluzionario l’ho visto sempre molto aperto nei miei confronti e verso le mie sperimentazioni.

In che senso?

Il suo movimento, Taranta Power, ha mostrato un mondo lontano dal nostro modo di esprimersi con un nuovo sound innovativo che ha cambiato per sempre il nostro modo di percepire la musica popolare. Ma non solo, perchè Taranta Power, oltre che musica, è anche cinema, danza e teatro. Spesso in un gusto squisitamente contemporaneo.

Luigi Cinque invece lo considero il mio mentore. Ho l’immensa fortuna di essere tuttora parte della sua formazione d’avanguardia: Hypertext O’rchestra nella quale ho il piacere di condividere la scena con alcuni dei più grandi musicisti Italiani ed internazionali. La particolarità è quella di proporre un repertorio senza barriere. Il 28 novembre abbiamo tenuto un concerto all’Auditorium Parco della Musica per Il Roma Jazz Festival con un repertorio che passava da Claudio Montevederdi alle melodie popolari dello Yemen, dalla Grecia alla musica Aleatoria come John Cage avrebbe voluto, dall’improvvisazione alla musica elettronica.

Questo modo di concepire la musica è stato un toccasana per me, perchè ha confermato ciò che sento: la musica del popolo è intorno a noi, non ha barriere, va raccontata con ogni mezzo ed è libera di convivere e coesistere insieme a tutto, una specie di arte dell’equilibrio tra le forme.  Per riprendere una citazione una citazione di Bruno Maderna ‘’L’arte come l’amore per fiorire ha bisogno della sola libertà’’.

Parliamo adesso di Calabria. Più precisamente nella parte grecanica della Provincia di Reggio dove sei nato e cresciuto. Quei posti sono in qualche modo di ispirazione per te?

Ho a disposizione nientemeno che la Calabria greca da raccontare, sarebbe da sciocchi non guardarsi intorno. Siamo custodi di una storia millenaria. Se si ha la fortuna di incontrare persone disposte a raccontartene una parte, come Ettore Castagna, non crederesti alle tue orecchie. La Calabria che mi ispira non è formata solo da posti, ma soprattutto da uomini e donne, case abbandonate con ancora un tavolo da cucina al suo interno, spettatore di una storia che non sapremo mai. Posti a sedere scavati nella pietra che guardano verso una vallata dove è nato l’amore tra due giovani ventenni. Balconi decaduti che hanno ascoltato serenate. Una società semplice con persone cortesi ‘’dalla cadenza ellenica’’ come la descrive da Cesare Pavese nei suoi anni di confino.

E’ la Calabria di Mario La Cava, Mattia Petri e Corrado Alvaro.

Ti sei mai sentito, in qualche modo, meno fortunato rispetto ad altri artisti che studiano e lavorano in altre parti d’Italia?

Fino a qualche tempo ti avrei detto di si ma penso che oggi il problema di vivere lontano dai grossi epicentri sia in qualche modo superato. Viviamo nell’era di internet e dei social, delle distanze rotte e capovolte. Anche nell’ approcciare uno strumento musicale oggi puoi intraprendere qualsiasi percorso restando comodamente a casa tua. Anche youtube con tutto quello che ha da proporre, se si sanno cercare i giusti contenuti, può essere di grande aiuto.

La nostra è una regione dalla struggente bellezza, ma anche una tra le più povere d’ Europa. Tantissimi giovani calabresi, perdutamente innamorati della propria terra, si scontrano ogni giorno con una realtà difficile fatta di disoccupazione ed altre carenze. Sicuramente anche tu avrai tanti amici che sono emigrati per studiare o lavorare fuori. Cosa ne pensi?

Io penso che tutti abbiano il diritto sacrosanto di realizzarsi e costruire le loro carriere nel miglior modo possibile. E se qualcuno ritiene di non poterlo fare qui è giusto che cerchi la loro propria dimensione altrove. Alla fine il richiamo della terra prima o poi tornerà a farsi sentire…Anche la gente del sud ha la sua saudade! (ride) Per quel che mi riguarda io sono già andato via da tempo, pur rimanendo qui. Il mio è stato un continuo viaggiare. Periodicamente alle 6 del mattino partivo per Napoli, facevo un’ora e mezza di lezione e alle 23:00 dello stesso giorno ero di nuovo a casa perché il giorno dopo avevo lezioni da seguire. Ho fatto questo per due anni. Oggi i miei impegni mi portano a partire almeno due volte ogni mese, ma si può essere cittadini del mondo pur ritornando alla base. Prima o poi, magari, il lavoro porterà anche me a dovermi trasferire. Accetto questa possibilità con molta serenità.

L’ emergenza Covid ha colpito duramente il settore delle arti e dello spettacolo. In un certo senso è sembrato che far ripartire altri settori dell’economia fosse più importante di far ripartire il settore musicale con gli spettacoli dal vivo. Come se la musica non serva ad arricchire la vita di ciascuno quanto e più di certi beni materiali. Che ne pensi?

La cosa non mi stupisce: perfino Mozart è finito con l’essere gettato in una fossa comune e mai più ritrovato. Figuriamoci che fine potremmo mai fare noi! Personalmente penso che tanta gente abbia un concetto totalmente distorto dell’arte e per questo si tende a metterla agli ultimi posti della scala gerarchica. Molti non riescono a vedere l’opera come espressione delle passioni di uomo. Anzi, molti si dimenticano spesso che dietro ciò che leggono/ascoltano/osservano ci sta un loro simile. I tempi del Quadrivium in cui la musica aveva un’importanza pari all’ Astronomia, alla matematica ed alla geometria sono finiti. Spesso oggi le opere musicali hanno assunto una funzione che definirei “usa e getta”. Le si tira fuori nel momento del bisogno come un fazzoletto durante le influenze invernali per cercare pochi minuti di sollievo, per poi gettarle definivamente. Anche in questo però voglio vederci del bello: l’arte ha salvato vite e le ha migliorate, pertanto il ruolo della musica è ben chiaro: è come una Mamma, c’è sempre per i suoi figli. Anche quando la non la trattiamo con il dovuto rispetto o la dimentichiamo.

Siamo arrivati alla fine. Prima di salutarci, quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Prossimamente verrà pubblicato Un EP contenente alcune mie musiche a cui seguiranno dei videoclip. Ho intenzione di creare un omaggio a Stockhausen con un’opera ispirata ai suoi Hymnen del 1966: farò un ‘’oggetto sonoro’’ di musica concreta agli albori di un’Italia post Pandemica (o quasi). Per quanto riguarda le esibizioni dal vivo, il prossimo anno partirò per una Tourneé Europea per l’esecuzione di un’opera lirica in tre atti (tra cui uno scritto da Luigi Cinque), dopo cinque secoli la prima opera in cui vi sarà una chitarra battente. La prima mondiale ci vedrà al teatro Pavarotti di Modena, al Landestheater di Linz (Austria) e Il Serbian National Theatre di Novi Sad (Serbia). Non vedo l’ora!

 

Andrea Solano