Villa Pietrosa: miti e storia del “paradiso” di Leonida Repaci

“Villa Pietrosa”, foto di DOmenico De Luca

C’è un luogo a Palmi, immerso nel verde degli uliveti e nel blu della Costa Viola. Questo è un luogo particolare, di quelli da lasciare senza fiato, per la sua straordinaria bellezza paesaggistica e per la sua irrequieta “pace”.

La Pietrosa è una località di Palmi che si estende dalla Stazione FS della cittadina tirrenica, quasi ai margini dello Scoglio dell’Ulivo, nota soprattutto poiché il famoso scrittore palmese Leonida Repaci, la scelse come propria dimora. Qui si trova “Villa Pietrosa”, la casa che Leonida rese legata per sempre alla sua figura.

Per accedervi, dalla Stazione di Palmi, basta percorrere una piccola strada sterrata di campagna che corre parallela alla ferrovia. Ci si ritrova così immersi in un mondo quasi ancestrale e dominato dalla natura. Grandi ville ottocentesche in rovina, come casa Oliva, villa Barone e la più fortunata casa Abbagnara si stagliano come figure onnipresenti lungo tutto il percorso. Infine, imboccato il vecchio tracciato ferroviario, eccola lì, la casa che fu dei Repaci.

L’ingresso principale si trova al di sotto di un vecchio sottopassaggio delle ferrovie. La dimora è un’antica casa colonica a due piani, risalente alla fine dell’Ottocento. All’interno della proprietà,si trovano altre strutture: la casa del custode, il vecchio casello e alla fine di un viale alberato immersa nel silenzio, la guardiola. Essa è il vero e proprio simbolo di questo luogo, arroccata sugli scogli a strapiombo sulla costa, questo piccolo terrazzo, ricorda come amava rammentare lo stesso Repaci, la prua di una nave di roccia da cui poter ammirare il mare.

Qui Leonida amava trascorrere il suo tempo in compagnia dell’amata moglie Albertina Antonelli o alle volte con gli amici. Nel periodo spesso non mancava un ombrellone, collocato al centro della guardiola, per ripararsi dalla tipica arsura calabrese.

Questo luogo fu soggetto d’ispirazione per le sue opere letterarie, come

I fratelli Rupe” e “La Carne Inquieta, tra i più famosi nati in quel luogo incantevole. Nei testi di Repaci, la villa della Pietrosa è una presenza costante e proprio attraverso quelle pagine viene narrata la sua storia.

Nel II volume di “Storia dei Rupe” l’acquisto della villa avviene nell’anno 1915 da parte della famiglia Rupe, che altro non è che una trasposizione della stessa famiglia Repaci:

“Oggi Mariano ha fatto una sorpresa a tutti: ha acquistato per sedicimila lire la Pietrosa, una piccola proprietà che sorge a metà strada tra la stazione di Sarmura (trasposizione di Palmi) e la galleria del Malopasso. è un fondo coltivato a vigneto che arriva fino agli scogli per un sentiero scavato tra le terrazze a secco, a strapiombo sul mare […] Perché Mariano ha comprato la Pietrosa? Perché a Calimera non c’è il mare, o è troppo lontano per considerarlo di famiglia, per darli del tu […] Son tutte qui le ragioni per cui Mariano ha acquistato la Pietrosa? Non credo: ci sono altre due misure da mettere sulla bilancia dell’acquisto. La prima è che la casa di Sandulli nel possesso è stata costruita da nostro padre. La seconda è che in una stanza di essa, Cilea ha scritto la partitura del secondo atto dell’Adriana ”.

Rientrati in possesso della dimora, costruita ai tempi del padre per l’avvocato “Sandulli”, i Repaci iniziarono la ristrutturazione dell’immobile, con non poche difficoltà a causa della distanza di quest’ultimo dal centro abitato di Palmi e per cui sono facilmente immaginabili le difficoltà costruttive della stessa a causa della mancanza di strade alla fine del XIX secolo.

La casa ampia era costituita da grandi stanze senza corridoio e disimpegno, il secondo piano terminava con un grande terrazzo, mentre al primo piano si trova una vecchia cantina con botti e macchinari per la vendemmia, vista la presenza di un ampio vigneto all’interno della proprietà. La struttura riceve così le cure e l’amore dell’intera famiglia.

Nel corso degli anni lo stesso Repaci in unione alla moglie Albertina trasformerà quella vecchia casa colonica in un vero e proprio “paradiso”.

All’interno libri, dipinti, tele, sculture e stampe, inizieranno ad abbellire ogni singola stanza. A partire degli anni ’50 numerosi lavori d’ammodernamento interesseranno la villa e continueranno ininterrottamente nel corso degli anni.

Il bellissimo giardino diventerà ben ricco di piante a alberi di ogni genere e anche gli uliveti inizieranno a sostituire la vite, di pari passo con l’ammodernamento delle stanze. Di questi lavori si può trovare traccia nelle pagine del “Taccuino Segreto”, così si può leggere in alcuni appunti datati 1950: “Sventrata, disimpegnata in ogni stanza, dotata di caminetto per rimediare alla mancanza di termosifone, provvista di servizi igienici moderni, accresciuta di un salone dov’era la terrazza a mare, la quale viene così ridotta di proporzione, mentre si recupera, mediante una scaletta a chiocciola in alto, con un immensa veranda che si apre sul Mar di Sicilia, sulle Eolie e sulla Costa Calabrese, da Scilla a Capo Vaticano” e ancora nei giorni successivi: “Migliora assai ho scritto ieri. Però è anche vero che, quando si cambia faccia a una vecchia casa, fissata con una sua fisionomia, con una sua musica segreta, nella patria della memoria, se ne va con lei una parte di noi […] La parte di terrazza che abbiamo salvato, e verso cui già si alzano impetuosamente le braccia dei giovani ulivi, che han sostituito la vite, il fico, il pero, il susino, il ficodindia, è come offesa di essere stata mutilata di tre quarti […] Ogni camera ha il suo caminetto di cotto o di granito costruito a regola d’arte da Mastro Gaetano, e questa è una novità dei nostri paesi abituati al braciere di rame col guardinfante ammantellato sopra di esso per conservare il calore”.

Villa Pietrosa, continua ad accompagnare la vita di Repaci per molti decenni, come una ferma presenza all’interno della sua vita. All’inizio degli anni ’80, per la precisione nel 1982, l’intera proprietà viene donata al Comune di Palmi completa delle opere dello scrittore e così della sua stessa essenza.

All’interno: arredi, quadri, libri, sculture il tutto con il fine di poterne creare un moderno Centro Studi.

Dal canto suo, il vecchio leone scompare nel luglio del 1985. Quel sogno, tanto vagheggiato, svanirà ben presto e forse merita ancora di essere in parte realizzato.

La Pietrosa negli ultimi decenni, a causa della non curanza delle amministrazioni comunali susseguitosi, viene completamente ridotta a un rudere.

Gli arredi e il mobilio vengono saccheggiati, mentre le preziose opere d’arte sono espropriate dal loro luogo naturale, per essere trasferite alla Casa della Cultura spesso dimenticate nei magazzini della stessa.

Solo negli ultimi anni si è cercato di porre rimedio, approntando un restauro in extremis dell’immobile, che tuttavia risulta ormai completamente privo del suo glorioso passato.

La realizzazione del vecchio sogno di Repaci, per la destinazione della villa a un più nobile scopo, potrebbe essere l’unico segno tangibile della rinascita della vera identità di questo luogo, cosi come sarebbe auspicabile la sepoltura dei coniugi Repaci presso le grotte paleolitiche di Trachina a poca distanza da quel magnifico luogo, come ultimo desiderio espresso dagli stessi.

“C’è dunque un paradiso sulla terra e si chiama la Pietrosa, là il male perde il fil della lama. Là Repaci da vivo si è già scelto la tomba cui un gigantesco olivo”.

Domenico De Luca