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Gaele Covelli: speranza e dolore dell’emigrante. Un giovane calabrese e il suo Idillio fugace alla conquista del Premio Baruzzi

Era il 27 maggio del 1899 quando veniva comunicata al giovane pittore crotonese Gaele Covelli la vittoria del Premio Cincinnato Baruzzi di Bologna (1). L’artista, allievo di Domenico Morelli e Filippo Palizzi al Real Istituto di Belle Arti di Napoli (2), non appena apprese le istanze veriste dai due grandi maestri del vivace panorama culturale partenopeo, fu presentato da Morelli con parole affettuose a Stefano Ussi (3), e nel 1897 quindi si trasferì a Firenze per affinare il suo stile e studiare la tradizione figurativa fiorentina. Fu qui che con gran fatica il pittore calabrese iniziò a cercare il successo che con la partecipazione al Premio Baruzzi del 1899 non tardò ad arrivare. Il premio a nome dello scultore Cincinnato Baruzzi (Bologna, 1796 – 1878)(4) era uno dei concorsi più ambiti dai giovani artisti emergenti, le giurie erano infatti composte da figure di rilievo della critica artistica italiana.Al concorso potevano partecipare solo artisti che non avessero più di trent’anni, questi dovevano presentare un bozzetto senza alcuna imposizione sul soggetto da elaborare, col solo obbligo di consegnare l’opera compiuta entro i due anni successivi alla vittoria (5)

Gaele Covelli, “Idillio Fugace”, 1989 olio su tela, 110x192,5 cm, Bologna MAMBo, Museo d’arte moderna
Fig.1
Gaele Covelli, “Idillio Fugace”, 1989
olio su tela, 110×192,5 cm, Bologna
MAMBo, Museo d’arte moderna

Il concorso si tenne nel maggio del 1899: «i bozzetti furono esposti nel salone del Podestà, insieme alle opere della mostra Francesco Francia e del Concorso del Curlandese (6)». Quindici gli artisti partecipanti, tra cui Antonio Discovolo (7) (Bologna, 1874-Bonassola, 1956) con una Deposizione di San Giovanni, Cleto Capri (8) (Bologna 1873- ivi 1965) con due bozzetti, dei quali soltanto Adorazione, destò l’attenzione della critica (9); in fine, Gaele Covelli con “Idillio Fugace” (fig.1). Fu questa l’opera decretata vincitrice dalla commissione composta da: professor cav. Marco Calderini (Torino, 1850-1941), Vincenzo De Stefani (Verona, 1859 – Venezia 1937, Stefano Bruzzi (Piacenza, 1835-1911), cav. Corrado Ricci (Ravenna, 1858 – Roma, 1934) e cav. prof. Raffele Faccioli (Bologna, 1845- 1916)(10). Il primo premio, consistente in una somma di L. 5000, fu assegnato all’artista crotonese; al secondo posto a pari merito i bozzetti Malinconia di Bonfiglioli e Sole e Amore di Scabbia; al terzo il bozzetto Gli Emigranti di Viganò (11)

L’opera del pittore calabrese, esposta dalle nove alle sedici fino al 31 maggio del 1899 nella Sala del Colosso all’Accademia di Belle Arti di Bologna  – in via Ricasoli – fu «visitata ogni giorno da centinaia di persone (12)». Con la vittoria del concorso bolognese Covelli festeggiava il 28 maggio del 1899 il suo ventisettesimo compleanno. Due anni dopo, nel 1901 il pittore completò la versione definitiva che ancora oggi fa infatti parte della collezione di Villa delle Rose a Bologna (13). Questo fu a lungo motivo di vanto e d’orgoglio per l’artista che vedeva una delle sue opere più significative esposte nel capoluogo emiliano. Dunque, cosa convinse la giuria composta da eminenti personalità come Corrado Ricci a decretare Covelli come vincitore? La critica fu unanime: «il sentimento d’arte sincero (14)» che trapelava dall’opera; la scena si svolge in un vagone ferroviario di terza classe, in cui è profusa una calda luce rossa che avvolge i passeggeri: due uomini e un’anziana donna assopiti e in un angolo due giovani innamorati, i protagonisti dell’Idillio fugace. L’idillio è così un momento di dolce debolezza umana, un pudico bacio fra due giovani, scambiato in sordina durante il viaggio. 

(Fig.2)
Honoré Daumier, “Il vagone di terza classe”, 1989
olio su tela, 65×90 cm, Ottawa
National Gallery of Canada

Il viaggio e quindi il treno erano da tempo soggetti cui gli artisti dedicavano la loro attenzione, si pensi ad alcune opere di Claude Monet (Parigi, 1840 – Giverny, 1926) o di Angelo Morbelli (Alessandria, 1853-Milano, 1919) (15); il treno era simbolo di modernità e progresso tecnologico: questo mezzo così potente costituiva speranza e allo stesso tempo dolore; il viaggio in treno veniva spesso dipinto come un momento amaro e sofferente, specie se i soggetti raffigurati appartenevano alle classi più disagiate. Un esempio di ciò è “Il vagone di terza classe” (fig. 2) di Honoré Daumier (Marsiglia, 1808-Valmondois, 1879) le cui illustrazioni circolavano a Firenze e che il pittore crotonese doveva certamente conoscere (16).

(Fig.3)
Andrea Cefaly, “Il miglior modo di viaggiare in Calabria”, 1866, olio su tela, 96×79 cm, Napoli,
Museo Civico Castel Nuovo

Tuttavia, la sottile denuncia sociale richiama il verismo di Michetti, di Patini e in particolare rimanda alle opere “Il miglior modo di viaggiare in Calabria” (fig. 3) e “L’addio dell’emigrante” (fig. 4) dei maestri calabresi Andrea Cefaly e Domenico Augimeri.“Idillio Fugace” è infatti una raffinata scena verista che pone l’accento su uno dei più grandi problemi del Meridione: l’emigrazione, un tema su cui Covelli tornò spesso, elaborandolo sempre con maggiore intensità. L’artista aveva saputo interpretare così bene il soggetto proprio perché anch’egli conosceva il dramma dell’emigrazione e il senso di impotenza che si avverte nel lasciare la propria terra. Il pittore era partito a soli quattordici anni da una Calabria arretrata e sottosviluppata alla volta di Napoli, e da qui a venticinque anni si diresse verso Firenze. Covelli conosceva bene quegli squallidi vagoni ferroviari destinati ai più miseri e non appena appreso l’esito del concorso, giunse a Bologna nel 1899 proprio in uno di quei vagoni di terza classe «con sole cinque lire in tasca (17)». Certamente in quegli stessi ambienti dovette assistere a tante scene come quella del suo Idillio. 

(Fig.4)
Domenico Augimeri, “L’addio dell’emigrante”, olio su tela, misure non rilevate, Reggio Calabria,
Palazzo della Provincia

Quest’opera, romantica e raffinata, ma tesa a volgere l’attenzione verso le condizioni del Sud Italia, sancì l’esordio artistico di Gaele Covelli nel panorama artistico nazionale e internazionale, perché in seguito il bozzetto fu selezionato e inviato all’Exposition Universelle di Parigi del 1900 (18). Così, accanto ai nomi di celebri pittori italiani, quali Giovanni Fattori, Domenico Morelli, Teofilo Patini, Giovanni Boldini, Francesco Paolo Michetti e Antoni Mancini, comparve quello di un giovane crotonese ancora poco conosciuto. Il bozzetto – oggi perduto, secondo le fonti – fu poi acquistato dal conte russo Zoubuloff (19) proprio nello stesso anno, tuttavia, le poche informazioni note non consentono di elaborare ulteriori ipotesi; di Idillio fugace rimane l’opera compiuta, oggi conservata presso il MamBo di Bologna e alcune riproduzioni.

(Fig.5)
Gaele Covelli, “Verso l’ignoto”
olio su tela, 320×200 cm, Catanzaro, 
MarCA, Museo delle Arti di Catanzaro

Il Premio Baruzzi fu solo l’inizio della lunga carriera di Gaele Covelli, la prima esposizione cui seguirono tante altre: nel 1901 presentò alla IV Biennale d’arte di Venezia Ritratto di Signorina Inglese (20); nel 1902 espose a Pietroburgo (21); tra il 1903 e il 1905 espose alle mostre della Società Amatori e Cultori di Roma (22). Nel 1906 il pittore, all’apice del successo, presentò all’Esposizione di Milano un Autoritratto (1906, olio su tela, 125×85 cm, Crotone, Palazzo Municipale) e una tela di notevoli dimensioni: “Verso l’ignoto”(fig. 5) (23), oggi conservata presso il MarCA. La sua instancabile attività espositiva proseguì anche a Londra. Rientrato in Italia l’artista partecipò nel 1917 al Premio Patria con l’opera Il rosario dei feriti (24)(1917, olio su tela, 250×400 cm, Firenze, Palazzo Vecchio) e nel 1919 presentò al Premio Ussi Fra le pazze di San Salvi (25)(1919, olio su tela, Biblioteca Chiarugi, Firenze). Finché fu in vita il pittore crotonese aderì con fervore alle biennali calabresi promosse da Alfonso Frangipane negli anni Venti. Nel 1932 l’artista si spense nella sua Firenze. 

Ricostruire dunque il percorso artistico di Covelli, come quello di tanti altri grandi maestri calabresi, costituisce un fatto di fondamentale rilievo perché comprendere l’importanza del ruolo assunto dagli artisti calabresi (26) nel panorama artistico nazionale e internazionale tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo implica inevitabilmente ripercorrere una piccola, ma significativa parte della storia artistica e sociale calabrese. 

Laura Mileto


Note


1 Concorso Baruzzi e Curlandese, in «Bologna che dorme», a. II. N. 21, 25 maggio 1899.
2 Archivio Storico Accademia Belle Arti di Napoli, Serie Alunni, fascicolo Gaele Covelli 4911; Cfr. Gian- nelli E., Artisti napoletani viventi. Pittori, scultori ed architetti, Napoli 1916, pp. 168-169.
3 Frangipane A., Gaele Covelli, (1872-1932), ed. gra che La Sicilia, Messina, 1933, cit., p. 9.
4 Cfr: A. Mampieri, Cincinnato Baruzzi (1796-1878),Bonimi University Press, Bologna 2014.
5 Ibidem.
6 Il premio Cincinnato Baruzzi, in «La Gazzetta dell’Emilia», 1899, cit.

7 Cfr: S. Benelli, Antonio Discovolo, L’Eroica, Milano 1933; S. Benelli, Mostra di Antonio Discovolo, cata- logo della mostra (Biella, Palazzo Ronco, 1934), s.n., Biella 1933.
8 Cfr: Cleto Capri: La poetica del naturalismo, catalogo della mostra (Crespellano, 21 settembre – 8 ottobre 2017) a cura di Alberto Rodella, Arti gurative, Crespellano 2017.
9 Concorso Baruzzi e Curlandese, in «Bologna che dorme», a. II. N. 21, 25 maggio 1899, cit.
10 Un artista calabrese premiato, in «Il Calabro», 17 maggio 1899.
11 Esposizione “Francesco Francia”,«L’Avvenire», 12 maggio 1899.

12 L’Esposizione, in «La Nazione», 1899, cit.
13 Zanetti U., Ottant’anni fa. La prima Galleria d’Arte Moderna del Comune di Bologna, in Villa delle Rose 1916-1936. Dalla donazione Armandi Avogli alla prima Galleria d’Arte Moderna di Bologna, catalo- go della mostra (Bologna, Villa delle Rose, 24 settembre-31 ottobre 2016) a cura di U. Zanetti e B. Secci, Litogra a SAB, Bologna 2016, pp. 125-154: 134, 151 nota 36, 158-159 tav. 2, 213.
14 «Marzocco», 1899, cit.
15 Cfr:Angelo Morbelli: tra realismo e divisionismo, catalogo della mostra (GAM, Galleria civica d’arte moderna e contemporanea Torino, 7 febbraio-25 aprile 2001), Galleria civica d’arte moderna e con- temporanea, Torino 2001; Morbelli, 1853-1919, catalogo della mostra (GAM – Galleria d’Arte Moderna Milano, 15 Marzo-16 Giugno 2019), a cura di P. Zatti, Silvana, Cinisello Balsamo 2019.
16 Sicoli T. e Valente I., L’animo e lo sguardo. Pittori calabresi dell’Ottocento di Scuola napoletana, ed. Progetto editoriale 2000, Cosenza, 1997, pp. 33-34.
17 Frangipane A., Gaele Covelli, (1872-1932), ed. gra che La Sicilia, Messina, 1933, cit., p. 10.
18 Catalogue of ciel illustré de l’Exposition Décennale dex beaux arts de 1889 a 1900, catalogo illustrato della mostra delle belle arti all’Esposizione di Parigi del 1900, Ludovic Bachet Editeur, Paris, 1900, p. 309.
19 Cronaca d’arte Giaele Covelli, in «Corriere italiano», 5 agosto 1902; Arte ed Artisti Gaele Covelli, in Fieramosca, 4-5 agosto 1902; Un pittore calabrese, in «Il Giornale d’Italia», 21 agosto 1902; Fra sale e quinte, in «La Giostra», 3 dicembre 1902;
20 Quarta esposizione internazionale d’arte della città di Venezia 1901, catalogo illustrato della quarta esposizione internazionale d’arte di Venezia del 1901, Ferrari, Venezia, 1901, p. 191.
21 Giannelli, Artisti napoletani viventi. Pittori, scultori ed architetti, pp. 168-169.
22 Ibidem.
23 Catalogo Esposizione Belle arti, catalogo illustrato della mostra delle belle arti all’Esposizione inter- nazionale di Milano del 1906 a cura del comitato esecutivo, Tip. Capriolo e Massimino, Milano, 1906, pp.75,100.
24 Uttieri M. e Cardamone V. (a cura di), Gaele Covelli pittore 1872 – 1932,Frama Sud, Chiaravalle Cen- trale, 1988, p. 49.
25 Premio Ussi del III Concorso Quinquennale Esposizione delle Opere, catalogo della mostra (Firenze, Galleria dell’Accademia, via Ricasoli 52, aprile 1919), G. Spinelli & Co, Firenze 1919, p. 15.
26 Cfr:Mostra Calabrese d’Arte Moderna, in «Calabria Vera», a. I, n. 8-9, agosto- settembre 1920, pp. 1-4; La Prima Mostra d’Arte Calabrese, Istituto italiano d’arte gra che -Editore, Bergamo 1913; Seconda Mostra Calabrese d’Arte Moderna, catalogo della mostra, Arti Gra che, Bergamo 1922, pp. 16, 23; A.L.S., La III mostra calabrese d’arte moderna a Reggio, in «Brutium», a. III., nn. 11-12, 15 ottobre 1924, p. 2; Gli espositori, in «Brutium», a. V, 25 settembre 1926, n. 10, p. 2; L’arte alla IV biennale calabrese, in «Brutium», a. V, 10 ottobre 1926, n. 11, p. 2; L’inaugurazione della IV Biennale, in «Brutium», a. X, n. 8, 30 settembre 1931.

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