Profili d'artista

Invito al viaggio: Modigliani a Palmi tra Parigi e Poesia

Anche l’arte ha il suo “momento opportuno”. Quando una straordinaria combinazione di personalità libere inizia a dire la sua, con ripetuti “scoppi di cromie e parole”, il mondo conosciuto fino a poco prima non basta più. Prendono potere le emozioni, “i colori dell’anima”.

Proprio questo accadde nella cultura europea dei primi anni del Novecento, il tempo migliore, Kairòs, ebbe residenza stabile a Parigi, nei quartieri di Montmartre e Montparnasse.

Lì una comunità di pittori, poeti, scultori diede vita alle Avanguardie che cambiarono il modo di fare arte in Europa: al 13 di Rue Ravignan c’era il Bateau Lavoir, officina di artisti come Picasso, Gaugin, e il poeta dei calligrammi Guillaume Apollinaire.

E verso il fermento artistico parigino volò, sulle ali di Kairòs, anche Amedeo Modigliani. Modì, che visse a Parigi dal 1906, e la belle epoque, il “tempo migliore” che lo ha visto protagonista, è stato rievocato, a 100 anni dalla morte, il 22 febbraio 2020, alla Pinacoteca di Palmi, sita nella Casa della Cultura Leonida Repaci.

L’evento è stato possibile grazie al patrocinio del Comune di Palmi, alla cura e l’impegno dell’assessore alla Cultura Wladimiro Maisano, e alle collaboratrici Valeria Parisi, Agnese Contadini, Eliana Ciappina e Celestina Savoia.

[…]

Andare, o sorella,

o fanciulla,

come sarebbe dolce,

laggiù andare (ci pensi?)

A vivere, tu ed io!

Amare a sazietà

Amare e morire

Nel paese che ti rassomiglia!

[…]

“Invito al viaggio”, di Charles Baudelaire, “I fiori del male” [LII]

Proprio quest’ultima, dottoressa in lettere classiche con dottorato in filologia classica, ha definito l’evento “un’immersione nella Parigi degli anni ’20 in quell’ universo che ha caratterizzato il momento più bello della storia della letteratura e dell’arte in una maniera non propriamente accademica e formale.

Abbiamo pensato, infatti, insieme all’assessore Maisano, alla Casa della Cultura come a un opificio, a una “culla”, che generi un’esperienza di condivisione e aggregazione” .

La Pinacoteca per l’occasione, ha mutato aspetto, con suggestivi giochi luminosi e proiezioni dei dipinti più famosi dell’artista livornese: l’allestimento – curato da Antonio Gerocarni- ha puntato poi a far risaltare la “Donna”, dipinto attribuito a Modì e custodito all’interno del museo.

Suggestioni visive, e non solo.

Rivive, in una “conversazione a tre” fra le studiose Ciappina, Savoia e Contadini, Parigi, e quel momento fortunato di scambi culturali, idee, istanze emotive, vite stregolate, in contrasto con la società positivista: “Nascono il cinema, il telefono, l’editoria,” – inizia a raccontare la dottoressa in scienze politiche Eliana Ciappina- “ma al progresso, guidato da una borghesia appiattita in investimenti di tipo economico, si oppone un inurbamento delle città con carichi umani e sociali che la grande città non potrà sostenere: si inizierà a parlare di proletariato, le donne e i bambini diventano operai, i movimenti operai diventano partiti.

C’è la fiducia della scienza col positivismo, ma c’è una voce fuori dal coro, abbiamo il problema dell’uomo fatto d’istinto e di realtà chiuse nello stesso essere. E ci si pone la domanda: che cos’è l’uomo? Nascono Decadentismo e successivamente il Simbolismo. Nel campo artistico, i canoni tradizionali vengono sconvolti da Picasso, Modigliani, e in generale dalla scuola di Parigi.”

Ma perché Parigi? “Innanzitutto perché è una città – afferma Celestina Savoia – “che ha l’arte di raccontare se stessa”. Parigi sarebbe arte anche senza il suo vissuto, nel suo grigio, nella sua espressione più cupa, nello scorrere della Senna. Penso che Parigi sia una scelta di campo precisa da parte degli artisti: Picasso, ad esempio, le cui origini cromatiche sono ben diverse, capì che a Parigi e da Parigi era giunto il momento di scomporre il proprio passato”.

Eliana Ciappina aggiunge: “Perché essa è il vero fulcro culturale anche per persone che nel proprio paese venivano considerate come folli. Mentre in altri contesti la rivoluzione viene vista come qualcosa di negativo, la parola rivoluzione è insita nella mentalità parigina, abbiamo la Parigi della comune, della Terza Repubblica, della Comune, di Modigliani.

é la Parigi di Chagall, sarà la Parigi di De Chirico, di Hemingway: a Parigi l’arte trova quindi il suo diritto di cittadinanza.”

Riprende vita quella Parigi, il “mondo di Modì” nei discorsi delle tre esperte, mentre su uno schermo, scorrono le scene più significative del film “I colori dell’anima (Modigliani)”, USA, 2004, di Mick Davis con Andy Garcia ed Elsa Zylberstein: le musiche e le immagini rievocano gli eccessi, lo struggimento dell’artista.

“Dedo” Modigliani come l’albatro di Baudelaire, “Re dell’azzurro” che in terra, “con le sue ali da gigante non riesce a camminare”.

Il dramma degli intellettuali che persero il loro ruolo civile e politico è ricostruito da Agnese Contadini, dottoressa in Lettere Moderne: “Essi si chiusero in una torre d’avorio perché non riuscirono più a immedesimarsi nei valori borghesi e rivoluzionari che caratterizzarono la prima metà del diciannovesimo secolo. Anno chiave è il 1848, poichè segna la fine dell’ultimo ruggito romantico, e apre le porte al dinamismo della poesia simbolista che poi inaugurerà le nuove correnti del ‘900. Essa cerca di interrogare le sfere della realtà inaccessibili all’uomo comune.

La poesia simbolista recupera quelle che sono le corrispondenze baudeleriane, per le quali l a realtà è una foresta di simboli legate tra loro da analogie e corrispondenze”.

Nasce la poesia dell’ “Oltre” di Rimbaud, Verlaine e Mallarmè.

“E questo oltre – ribadisce la studiosa – è comprensibile solo attraverso emozioni forti, come il sogno, le allucinazioni, l’ebbrezza, e per citare Verlaine lo sregolamento dei sensi”.

Modigliani e il Simbolismo: cosa li legava? – “Intanto  a Parigi – risponde Celestina Savoia – vi era stata una decontestualizzazione dal periodo romantico, da Victor Hugo, passando alle “vocali colorate” di Arthur Rimbaud.

Questi cambiamenti fanno si che Modigliani e gli altri “italiens de Paris” percepissero questa nuova caratterizzazione di tratto, e attraverso anche il loro vissuto, creassero un tutt’uno tra significato e linguaggio. Arte e parola come segno, una meravigliosa corrispondenza, tra significato e significante. Si supera il linguaggio settoriale positivista con una meravigliosa fusione di più linguaggi. E sicuramente Modigliani è l’artista che più riesce a comunicare questa pluralità linguistica nuova caratterizzazione formale e linguaggio anticipatorio del ‘900”.

Bello, dalla vita disordinata, amante delle donne, dal cuore generoso, anticonformista. “Modì lo identifichiamo perché è unico – afferma Eliana Ciappina – soprattutto nella sua personale caratterizzazione della donna. E in un contesto di emancipazione femminile, tra donne operaie, suffragette, Modigliani dipinge dei nudi. Nudi che anziché richiamare a un contesto classico, destabilizzano.”

“Infatti – sottolinea la Savoia – se prima la nudità nell’arte dava l’idea di una sensualità soffusa, con Modì la bellezza non è purezza ma struggimento. Modigliani ha la più alta espressione celebrativa della donna, perché non è più qualcosa da osservare da lontano, da corteggiare con delicatezza. l’analisi del segno ha ancora una figura armonica, salvo trasmettere una sensualità tipica del tratto di Modigliani, e una sensualità, e mi permetto di dire, tipica di Parigi stessa.”

Il legame Modì – letteratura è il leitmotiv dell’evento alla Casa della Cultura: nei nudi così “espliciti”, causa di una chiusura repentina di una sua mostra nel 1917, troviamo lo spleen di Baudelaire. “Spleen è intraducibile – afferma la Savoia – esprime comunque una malinconia della sensualità, della bellezza,è dato dalla caratterizzazione del segno, da un colore non più disteso”.

Lo spleen è anche angoscia, dispotica e sinistra. La malinconia negli occhi vuoti dei protagonisti dei suoi ritratti, non è per Celestina Savoia negativa, bensì esprime “un assoluto senso dell’altrove, una fonte estetica, filosofica di creazione”.

Carichi di mélancolie sono poi gli occhi di Jeanne. Modì li dipinse solo dopo che ebbe conosciuto la sua anima.

E Jeanne Hébuterne, l’ultima fedele compagna di vita di Amedeo, donò completamente se stessa all’amato fino a morire d’amore: due giorni dopo la morte di Modigliani, la giovane pittrice si tolse la vita mentre aspettava il secondo figlio. Il tormento di Jeanne, il suo sentimento assoluto sembra arrivare fino a noi  attraverso le movenze della bravissima ballerina Simona De Leo, le musiche del fisarmonicista Rocco Cannizzaro, e la poesia conclusiva recitata dall’attore Fabio Vincenzi.

L’immersione nel mondo Modigliani ha visto una notevole partecipazione di pubblico e l’interessamento di alcune personalità di livello, come la dottoressa Silvia Evangelisti, docente del dipartimento arti visive  all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, che nei suoi saluti ha riposto speranza nelle giovani dottoresse che si occupano di ricerca, e che vivono di arte.

Grande entusiasmo ha manifestato anche il presidente del consiglio comunale di Firenze, ospite a Palmi in occasione della giornata dedicata alla concittadina vittima di ‘ndrangheta Rossella Casini: “Siete una comunità bellissima, non ho parole per descrivere la commovente accoglienza, vorremmo continuare a vederci, soprattutto nel segno dell’arte, a maggior ragione è bello concludere questa giornata all’insegna dell’arte, perché poi è l’arte che può unire i popoli”.

Come in quel “periodo fortunato” ai primi del ‘900, in cui artisti che ebbero il coraggio di guardare altrove iniziarono a creare pensieri, dipinti, poesie; così anche ora, cento anni dopo, l’arte può unire.

Scambi di idee, eventi, ricerche: è accettando questo “invito al viaggio” che si può cogliere l’attimo giusto.

E le “vocali”, le parole, continueranno a colorare le anime di molti.

Deborah Serratore

Articoli della stessa rubrica