Le città invisibili

Il rifugio nel bosco: i randagi della ferrovia

A volte il finale di una storia è deciso dal fato, spesso però dobbiamo dire la nostra, fare qualcosa, non restare indifferenti a ciò che ci circonda.

é quello che hanno fatto Pina Gerace e la sua piccola famiglia di aiutanti per ogni cane bisognoso di affetto di Taurianova e dintorni: Pina, presidente dell’associazione “I randagi della Ferrovia” da circa 5 anni e con poche risorse ha creato – coadiuvata dalla vicepresidente Sabrina De Leo, dalla figlia Rossana Furfaro, dalla nipote Francesca Gerace e dal marito Pino Furfaro – due rifugi nel cuore dei boschi taurianovesi. La “Ferrovia” è approdo sicuro e igienicamente impeccabile per cuccioli e cuccioloni in attesa di una casa, nonché consolazione e riparo per molti dopo una vita di stenti. Pina ci accoglie tra le centinaia di guaiti insieme a Cico, un simpatico meticcio bianco, la cui giocosità incarna alla perfezione lo spirito accogliente del Rifugio.

Pina, come vi è venuto in mente di aiutare questi cagnolini creando il Rifugio?

Abbiamo iniziato con una mamma e due cuccioli recuperati per strada, poi un cane e un altro ancora, finchè siamo diventati grandi e la famiglia è cresciuta.

Quanti cani avete in stallo?

Abbiamo 310 cani nel rifugio grande e 120 in quello più piccolo, inoltre 15 sono in cura a Reggio Calabria: sono i cuccioli provenienti dal canile – lager “Metauria” di Gioia Tauro, ne sono stati recuperati 38 (a Ottobre 2019 – ndr) e 27 li ho tenuti io.

Quali difficoltà avete incontrato?

Di difficoltà ne abbiamo incontrate tantissime, soprattutto economiche. Io e Sabrina De Leo abbiamo iniziato cinque anni fa circa, dal nulla. Tanti gli ostacoli, specie con chi vuole metterci i bastoni tra le ruote. Ma se qualcuno fa del male lo compie contro i cani, e non verso di noi.

Oltre ai cuccioli avete anche molti cani anziani.

Abbiamo Dolly, che ha tra i 10 e i 12 anni. Recuperata per strada, stava per essere investita da un’auto: lei è cieca, ma l’adozione resta difficile perché è una cagnolina diffidente, però non importa. Finchè vivrà, resterà con noi.  Poi c’è Felice recuperato in un contesto terribile, chiuso in uno spazio angusto in cui non riusciva neanche ad alzarsi: è reduce da un ictus. I cuccioli sono belli da adottare, ti danno tanto amore ma anche tanto lavoro, gli anziani invece vengono un po’ messi da parte, così come gli adulti. Un adulto ha bisogno di una famiglia quanto i cuccioli, e forse anche di più, perché spesso passa la vita a vagare per le strade, o magari nei rifugi. Il nostro Cico ad esempio, ha un annetto ed è stato recuperato da poco. Benché in strutture come questa non ci siano carenze di cibo, acqua, carezze, ai cani manca una casa.

Hai sicuramente vissuto tante emozioni insieme agli altri volontari: c’è qualche storia a lieto fine che tu ricordi?

In tantissimi ricorderanno la storia di Luce, una cagnolina che era stata impiccata insieme al fratello: lui era morto, mentre lei si trovava a terra, morente, sembrava un vegetale. L’abbiamo recuperata e, dopo un lungo periodo di fisioterapia e riabilitazione alla clinica Camagna a Reggio Calabria, è stata adottata da Chiara: ora è con lei a Villa San Giovanni e sta bene. E poi c’è Ronnie. Lui era ridotto malissimo, aveva la rogna. Da poco tempo gli è stata amputata la zampetta e ora è un cane in salute. E ancora ricordiamo la storia di Sophie, trovata in una grotta di montagna, è riuscita a salvarsi e ora è una leonessa.

Poco fa accennavi alle cure mediche e alla fisioterapia. Come funzionano?

Il servizio di fisioterapia è svolto dal dott. Iannelli di Reggio Calabria. C’è comunque da precisare il fatto che noi ci appoggiamo a ben tre cliniche veterinarie: quelle di Gioia Tauro, Cinquefrondi e, appunto, Reggio.

L’adozione senz’altro è uno dei momenti più gratificanti nell’intero percorso dei vostri ospiti: puoi lanciare un appello affinché i cuccioli della “Ferrovia” siano adottati?

Il mio invito è questo: non comprate, adottate nei canili, non solo nel mio rifugio ma in tutti i canili del mondo, fate uscire questi piccoletti da lì dentro perché hanno bisogno di tanto amore e di una casa dove stare. Mi raccomando, non solo i cuccioli ma anche e soprattutto gli adulti perché il cucciolo trova più facilmente e per l’adulto è più difficile. Adottate cuccioli, adottate adulti, quello che volete ma adottate e non comprate. Cico ad esempio, ha un annetto ed è stato recuperato da poco.

Pina poi ci accompagna a salutare gli amici pelosi del rifugio: chi è scodinzolante, chi è timido, chi manifesta un’esuberante dolcezza. A colpirci è il valore che la famiglia della Ferrovia dà alla vita di ogni singolo cane, anche quando non c’è più nulla da fare. E lo sguardo della pitbull Melody dice tutto.

C’è gratitudine nei suoi occhi. Operata più volte di tumore, è ormai in fase metastatica ed attende un nuovo intervento, Pina sa che il suo cammino è quasi al termine, ma le sta vicina come se avesse ancora tanto da vivere. Perchè ogni storia, quando si comincia a dire la propria, ad assumersi un impegno costante, cambia significato. E grazie all’impegno, quello dei “Randagi della Ferrovia”, e di chi concretamente fa qualcosa per il mondo canino, molte storie hanno un lieto fine, e a vincere, sono gli animali.

Deborah Serratore

  

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