Riti e usanze della notte di San Giovanni

Riti e usanze della notte di San Giovanni

23 Giugno 2022 0 Di kairosmag

In Calabria, come in tutta Italia, la notte di San Giovanni, quella tra il 23 e il 24 giugno, si compiono dei riti propiziatori legati al Santo: è una notte considerata premonitrice di buona o cattiva ventura.

Tra i riti più conosciuti abbiamo quello dell’albume dell’uovo. Durante la notte si mette sul davanzale della finestra una caraffa di vetro contenente per metà dell’acqua fredda e l’albume di un uovo. In base al disegno che la mattina si troverà potremmo, ad esempio, avere fortuna in amore (due torri), barca con vele spiegate (abbondanza, più le vele sono spiegate più portano abbondanza). Solitamente questo rito si chiama “Barca di San Pietro” e in alcune regioni d’Italia viene celebrato invece la notte tra il 28 e il 29 giugno.

Altro rito diffuso in Calabria è quello del mazzetto di San Giovanni: vengono appesi dietro le porte della cucina, in casa, dei mazzetti di erbe miste (rosmarino, mentuccia, iperico, prezzemolo, lavanda, aglio, ecc.). La loro funzione sarà protettrice per gli abitanti di quella casa. Le piante vanno raccolte dopo il tramonto e tenute all’aperto tutta la notte, per poi essere utilizzate per tutto l’anno.

In alcuni paesi vengono regalate delle bambole fatte con le erbe di San Giovanni dalle mamme alle figlie come buon auspicio di maternità e fertilità. Inoltre la ragazza nubile, se brucia un cardo durante la notte del 23 e la mattina dopo è ancora verde, premonisce la possibilità di un amore in arrivo.

 Altro rito che sta tornando molto in uso negli ultimi anni è quello dell’acqua di San Giovanni. Si prepara un recipiente, possibilmente in vetro, dentro al quale insieme a dell’acqua fredda andranno messe erbe e fiori, solitamente spontanei, raccolti dopo il tramonto. Il contenitore dovrà essere esposto per tutta la notte ai raggi lunari, alla rugiada della notte e la mattina ci si deve lavare le mani ed il viso con quell’acqua per allontanare la malasorte e augurare buona fortuna. 

Particolarmente purificatorio è il rito dei falò. Si accendono dei fuochi dentro i quali si bruciano delle vecchie erbe, si salta oltre il fuoco e le ceneri vengono sparse sulla testa: un modo per festeggiare il sole, giunto al suo giorno più lungo. Ricordiamo, infatti, che questi riti hanno origine pagana, legati al Solstizio d’Estate, Beltane, il 21 Giugno.

“Il comparatico di San Giovanni e il Battesimo della Pupa” (1)

Per contrarre comparato in Calabria una delle usanze era scambiarsi un mazzo di garofani il giorno di San Giovanni, mandato dal giovane che voleva fare il comparato al futuro compare insieme ad un dono. Il compare ricambiava il dono il giorno di San Pietro e questi venivano chiamati “compari di mazzetto”. La richiesta fatta appunto in un giorno sacro non poteva essere per alcun motivo rifiutata.

Troviamo traccia di questa usanza anche nelle zone di Palmi, Seminara, Oppido Mamertina, come riportato nella rivista “Folklore della Calabria” diretta da Antonio Basile. Nel cosentino invece esisteva anche il comparato di bambino:

 

<< Nella solennità di San Giovanni giovani di ambo i sessi consacrano il comparatico col puleggio, che è un mazzo di fiori a forma di bambino, che gli interessati si scambiano promettendosi fede ed assistenza in caso di bisogno, con la seguente formula:

“Cummari di pilejn, 

tu vatti ed jeu ti preju

Pi sta fidi chi n’amu datu,

mai ‘amu di scurdà”

 

Dopo aver recitato la formula ed essersi scambiati il pupazzo i comparelli e le commarelle mangiano una foglia di puleggio e sono sicuri che il sacro vincolo da loro contratto è identico a quello che nasce dall’aver tenuto a battesimo una creatura in carne ed ossa. >>

(Raffaele Corso, le tradizioni popolari, nel numero speciale della rivista “Il Ponte” dedicato alla Calabria, a VI, n 9-10, settembre-ottobre 1950,  pag 1010).

La chiesa lottò con tutte le sue forze contro questo rito causando in molte parti la caduta di questa usanza. A Oppido Mamertina i pupi battezzati erano confezionati con delle pezze. A Cellara (Cosenza) era fatto di pezza e fiori naturali gialli. Usanze simili è possibile trovarle anche in Basilicata (Barile), in Sardegna e in Sicilia. 

Ancora oggi, a Rota Greca (Cosenza), esiste l’usanza d “U pupulu i San Giuanni”: le bambine costruiscono un pupazzo con gli steli della pianta di Puleggio, vestito con fascia in modo da rappresentare un neonato. 

Le piccole, nelle vesti di madri, sceglievano una comare e veniva celebrato il rito del commaraggio che le legava per tutta la vita in un rapporto di stima reciproca e amicizia. Questa la formula che recitavano:

“Oji è San Giuanni e battiamulu su pannu. E su pannu è batiatu cu l’angiulu sacratu. E facinuni cunnari, e cummari di pulieru, e cummari che ti preji. E cummari di palazzu, e cummari chi ti n’abbrazzu. E facimu nu spizzuliddu”. Aggangiando poi i mignoli della mano destra, a simbolo della loro unione, continuavano: “E  jid’ejidietieddu, chist’è la fid’e chist’è l’aniddu. 

Sa fida chi ni dunamu, sangiuanni ni chiamamu”

(https://sites.google.com/site/gruppoantropologicorotese/serata-del-pupulu-i-san-giuanni)

 

 (1)(Folklore della Calabria – Rivista di tradizioni popolari diretta da Antonio Basile. Anno 1 – N 4 – Dicembre 1956)

Jessica Malagreca