Le città invisibili

Le vittime di ‘ndrangheta – Stelle da riscoprire e far rivivere

Osservando al telescopio, esistono galassie inesplorate dai nomi incomprensibili. Vi è però una costellazione, ben più vicina a noi, ma stranamente dimenticata. Qualche nome distrattamente emerge in qualche discorso istituzionale, ma nei fatti sono stelle offuscate. È per questo che il presidio di Palmi “Libera contro le mafie e la corruzione”, intitolato a Rossella Casini ha voluto, in occasione della 26ma giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia, dare luce a questi universi caduti nell’oblio. La tematica del 2021 si è collegata a Dante e al tema della rinascita, speranza legata anche ai tempi odierni: “A ricordare e riveder le stelle”,  si è dipanata in realtà in un’intensa tre giorni.

Venerdì 19 marzo, all’Istituto Tecnico Agrario di Palmi sono state evocate con forza alcune vittime della Piana, tra cui il consigliere comunale Peppe Valarioti, di cui ha portato il ricordo la nipote, Vanessa Ciurleo. Peppe era un giovane  che voleva cambiare le cose. Per davvero. Intellettuale vicino ai problemi concreti di giovani e contadini – di cui difendeva i diritti – era convinto che la forma mentis della sua terra, Rosarno, potesse mutare. Un’idea che stava diventando realtà: il suo partito, il PCI, aveva vinto le elezioni per il consiglio provinciale e regionale. Quel successo fu un affronto e la punizione non tardò ad arrivare: venne freddato l’11 giugno del 1980, a soli 30 anni.

Il 20 marzo, al Salone della Parrocchia Santa Famiglia sono state disposte sul palco moltissime stelle, ciascuna per ogni vittima di mafia. Nessuna sfilata istituzionale, “solo” un elenco scandito di nomi, di storie che devono continuare a vivere. La manifestazione si è svolta, oltre che nel pieno rispetto delle norme anti Covid – 19, anche in collegamento con Roma, in cui si stava svolgendo, all’Auditorium Parco della Musica, la manifestazione centrale, in cui si è ribadita la centralità dei Nomi delle Vittime rispetto alla solita sfilata dei nomi istituzionali. Per elencare quei Nomi sono stati pensati per ogni presidio italiano, degli spazi di cultura. Anche per questo ha efficacia lo Slogan scelto in omaggio a Dante nei 700 anni dalla morte. La voglia di andare avanti. Sia di Libera che della Cultura. Una Cultura nell’ultimo anno marginalizzata proprio per questo va valorizzata.

La manifestazione romana, in collegamento con tutti i presidi d’Italia, ha avuto come intervento più atteso quello del fondatore e presidente di Libera, don Luigi Ciotti: -“Credo che sia chiaro a tutti che siamo qui non perché ce lo chiede il calendario, ma perché siamo convocati dalla nostra coscienza, il desiderio di quanti si ribellano al male, alla violenza criminale ed economica, alle dittature, alla corruzione, alle ingiustizie, alla povertà, per trovare la forza di ribellarsi. I nostri impegni non reggono più l’urto del tempo: dobbiamo trovare forze comuni che ci permettano di reagire e sanare alle mancanze e ai ritardi che abbiamo toccato con mano, soprattutto nei nostri ultimi tempi. Mettiamo mano alle nostre radici, perché abbiamo bisogno di non perdere la nostra anima. C’è bisogno oggi di uno scatto in più, dobbiamo inondare tutte le nostre realtà di semi di fiducia e di speranza nel futuro, e ci vuole più impegno nel presente. Dobbiamo gridare il bisogno del lavoro, della scuola, della cultura, della giustizia sociale. Abbiamo bisogno di concretezza per dare libertà e dignità a tutte le persone.”

Tornando alla commemorazione palmese, nel pomeriggio del 21 marzo gli attivisti di “Libera” hanno deposto un mazzo di fiori per tutte le vittime innocenti davanti al monumento dedicato al giudice Rosario Livatino. Divenuto sostituto procuratore presso il tribunale di Agrigento a soli 27 anni, assunse questo compito per tutti gli anni ’80, durante i quali lottò per  fronteggiare la stidda, organizzazione alternativa a Cosa Nostra. Scoprì insinuazioni mafiose in tutti i rami istituzionali, in particolare nei giri di appalti tra Regione e imprenditoria locale. Per Livatino però la condanna non aveva uno scopo punitivo, ma correttivo, poiché pensava alla giustizia come carità nei confronti del giudicato, come possibilità di credere nella sua redenzione. Il giudice ragazzino era troppo scomodo: la sua vita dedicata alla legalità venne stroncata in un agguato il 21 settembre del 1990, ma è proseguita col suo straordinario esempio, che lo renderà presto, per i credenti nella fede cattolica, beato.

La tre giorni di Libera a Palmi si è poi conclusa con una santa messa, alla chiesa “Santa Famiglia”, celebrata dal parroco don Giuseppe Sofra’, per tutte le vittime innocenti. Non bisogna però pensare a questi nomi come legati a un passato lontano. Ma come a una memoria che vive. Come ha sostenuto don Ciotti: -“La memoria fa paura alle mafie. Non deve essere ingabbiata nel passato, ma vissuta nel presente. Si sta andando verso una normalizzazione della mafia”.

Sulla stessa linea di pensiero anche l’Avv. Teresa Famà, referente del presidio Libera “Rossella Casini” di Palmi: “Un desiderio  di  memoria delle vittime innocenti che  attraverso l’impegno di tutti diventi stella che illumina il cammino del cambiamento per l’affermazione del bene comune”.

Dentro ogni stella una vita persa, tante lacrime una grande ingiustizia. Questa la frase rappresentativa delle giornate di Libera a Palmi. Ogni stella può però essere esempio e guida per molti, soprattutto giovani. Basta munirsi di un telescopio culturale, per scoprire e conoscere una costellazione di uomini giusti.

Deborah Serratore

Articoli della stessa rubrica