La guardiola

Giangurgolo e il Carnevale calabrese

La Calabria è una terra che ancora custodisce gelosamente grandi tradizioni, anche se purtroppo non  tutte ancora in uso, spesso se ne sente solo parlare, molte altre sono andate perse, restano però  numerose quelle che sono sopravvissute allo scorrere degli anni.  

Tra queste, anche se in forma ridotta rispetto ad altri luoghi, è arrivata fino a noi quella del  Carnevale.  

Come in tutte le regioni italiane anche noi abbiamo la nostra maschera, che ormai in pochi conoscono o ricordano, ovvero quella di Giangurgolo

Il suo nome si pensa derivi da Gianni Golapiena o Boccalarga, già da ciò ne possiamo immaginare  le caratteristiche: una persona ingorda e chiacchierona. 

Troviamo le sue origini nella Commedia dell’Arte ma si vocifera sia esistito davvero e vissuto a  Catanzaro nel periodo dell’occupazione spagnola. Un uomo che tramite il teatro incita la  popolazione alla ribellione. Successivamente questa maschera viene importata a Reggio e  successivamente utilizzata in tutta la Calabria diventandone il simbolo regionale per ridicolizzare i  nobili spagnoli siciliani. 

“Ha un naso enorme, indossa un alto cappello a cono, calze bianche e pantaloni a sbuffo a strisce gialle e rosse, particolare significativo che riproduce i colori d’Aragona. La maschera dunque  rappresenta uno scherzo della città verso i dominatori aragonesi e spagnoli. 

Indossa poi una maschera rossa con il naso di cartone, il colletto alla spagnola arricciato, un corpetto, un cinturone al quale ha appeso una spada gigante che usa con i più deboli ma lascia a penzoloni quando si trova davanti qualcuno di più forte” (1) 

Ogni città o paese della Calabria, tra i suoi mille colori e sfumature differenti da luogo in luogo, ha le sue usanze per questo periodo di festa e allegria per gli occhi, che precede quello di riflessione e  preghiera della Quaresima. Tra i più famosi, ricchi di persone e immancabili troviamo quello di  Castrovillari, Amantea, il Carnevale della Piana (Polistena- Taurianova-Cinquefrondi) che si  svolge a Polistena, Carnevale di Reggio Calabria e “L’Ottava di Carnevale che si svolge a  Palmi a chiusura di tutte le sfilate di carri in cartapesta, mascherine e gruppi che sfilano nelle  domeniche precedenti in altri paesi della Piana di Gioia Tauro divertendo migliaia di bambini, e non  solo. Spesso capita che si svolga la prima domenica di Quaresima, il che non rende entusiasti molti  religiosi. Purtroppo per l’emergenza mondiale Covid che stiamo affrontando sarà il secondo anno in  cui non si terrà.  

Dolci tipici calabresi di questo periodo che ci aiutano a far gioire il palato sono: i “Cuccureddi”, i  Turdulilli” simili alle Castagnole,la “Pignolata” (semplice o con il miele) e le Chiacchiere (o come le chiamiamo a Palmi “Nacatole”) delle quali troverete la ricetta scritta da Francesca Priolo in  un altro articolo del nostro blog per la rubrica Poesia in cucina” e il procedimento per prepararle.  Immancabili nel nostro menù di Carnevale.

(1)- Wikipidia: Giangurgolo 

Jessica Malagreca

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