Palmi capitale italiana dell’olio extravergine di oliva grazie ad Evo International Olive Oil Contest

In foto da sinistra: Dott. Antonio G. Lauro e Dott.ssa Giusy Managò

Dal 17 al 19 maggio la città di Palmi ha ospitato la sesta edizione di EVO IOOC (International Olive Oil Contest), inserita dal Word Ranking Extra Virgin Olive Oil, tra i primi cinque concorsi internazionali sull’olio extravergine di oliva e primo in Italia. Presidente e fondatore di EVO IOOC è il Dottor Antonio G. Lauro, agronomo e funzionario dell’ARSAC – Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese  ̶  nonché divulgatore agricolo specialista in olivicoltura.

Il concorso è aperto a Olivicoltori, Produttori, Frantoi, Oleifici sociali e cooperativi, Cooperative ed organizzazioni di produttori, Imbottigliatori, Associazioni di produttori, Commercianti e Confezionatori. Ciascun partecipante deve garantire la tracciabilità e la provenienza dell’olio presentato al concorso, che pertanto dev’essere provvisto di un’etichettatura valida.

Il Concorso, nato nel 2016 come Domina-IOOC e rinominato EVO IOOC nel 2018, ha dispensato in questi anni ambitissimi premi speciali alle aziende in concorso. Le varietà olearie e di condimento, che pervengono ogni anno, sono molteplici e diversificate; ciascuna di esse concorre per aggiudicarsi i Premi assoluti (Best in Class), che nel caso degli oli EVO sono dipartiti per i due emisferi. A seguito di un’attenta analisi sensoriale da parte di una giuria di professionisti provenienti da diverse parti del mondo, i campioni in gara vengono valutati e classificati secondo i metodi del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), ricevendo uno o più dei seguenti riconoscimenti.


Olio Extravergine di Oliva:

EVO IOOC 2021 Best International Award – North Hemisphere: miglior olio extravergine di oliva in concorso (punteggio più alto in assoluto), sia esso monovarietale, coupage (blend) o biologico dell’emisfero nord.  

EVO IOOC 2021 Best International Award – South Hemisphere:  miglior olio EVO in concorso (punteggio più alto in assoluto),  sia esso monovarietale, coupage (blend) o biologico dell’emisfero meridionale.   

EVO IOOC 2021 Best International Organic – North Hemisphere: miglior olio extravergine di oliva da agricoltura biologica in concorso dell’Emisfero settentrionale.  

EVO IOOC 2021 Best International Organic – South Hemisphere: miglior olio extravergine di oliva da agricoltura biologica in concorso dell’emisfero meridionale.  

EVO IOOC 2021 Best International DOP/IGP – North Hemisphere: miglior olio extravergine di oliva a denominazione di origine (DOP/IGP) in concorso dell’emisfero settentrionale.  

EVO IOOC 2021 Best International Monovarietal – North Hemisphere: miglior olio extravergine di oliva monovarietale in concorso dell’emisfero settentrionale.  

EVO IOOC 2021 Best International Monovarietal – South Hemisphere: miglior olio extravergine di oliva monovarietale in concorso dell’emisfero meridionale.  

EVO IOOC 2021 Best International Coupage – North Hemisphere: miglior coupage (blend) di olio extravergine di oliva in concorso dell’emisfero settentrionale.  

EVO IOOC 2021 Best International Coupage – South Hemisphere: miglior coupage (blend) di olio extravergine di oliva in concorso dell’emisfero meridionale. 

Condimenti a Base di Olio Extravergine di Oliva:

Premio Assoluto (Best in Class): EVO IOOC 2021 Best International Flavoured EVOO, cioè miglior condimento a base di olio EVO.  

Ai premi assoluti sopraelencati si aggiungono  

I Premi Speciali (Special Awards)

EVO IOOC 2021 Scoglio dell’Ulivo Best of Regione Calabria: miglior olio extravergine di oliva, monovarietale, blend (coupage) o biologico della Regione Calabria.  

EVO IOOC 2021 Ràul C. Castellani Best of South America, dedicato al Professor Castellani, già direttore tecnico e co-fondatore del concorso: premio riservato al miglior olio extravergine di oliva prodotto in America del Sud.  

I Best Of Country:

EVO IOOC 2021 Best Of Country, riservato a oli provenienti da un determinato Paese produttore, con un minimo di 25 campioni in concorso per ogni nazione, riservato al miglior olio extravergine di oliva del Paese.  

EVO IOOC 2021 Best Of Area, riservato a oli provenienti da una determinata Regione, Denominazione, Area, ecc., con un minimo di 25 campioni in concorso per ogni zona, riservato al miglior olio extravergine di oliva di una particolare area di produzione.  

In base al punteggio conseguito durante il panel test, agli Oli EVO e ai Condimenti a base di olio EVO verranno consegnate le medaglie: EVO IOOC Gold Medal (da 84 a 100 punti) e EVO IOOC Silver Medal (da 65 a ≤ 84 punti).

Gli oli extravergini d’oliva ed i condimenti in gara quest’anno sono circa 650. Sono eccellenze olearie provenienti da 36 paesi, tra cui Italia, Grecia, Spagna, Francia, Portogallo, Malta, Croazia, Slovenia, Cipro, Turchia, Tunisia, Israele, Giappone, Stati Uniti, Algeria, Giordania, Libano, Libia, Marocco e Arabia Saudita, per l’emisfero nord e Brasile, Argentina, Sudafrica, Cile e Perù per l’emisfero sud.

Per conoscere i risultati delle selezioni occorrerà aspettare sabato 22 maggio, quando verranno svelate le medaglie d’oro e d’argento assegnate dal concorso. Mentre la cerimonia di premiazione, che incoronerà i migliori oli EVO ed i condimenti al mondo (Best in Class) avrà luogo a Palmi il 28 maggio 2021 alle ore 17:00 live in Piazza Primo Maggio ed in diretta Facebook sulla pagina di EVO IOOC Italy e sul Canale 18 del Digitale Terrestre Calabria.

Per saperne di più:

https://evo-iooc.it/

https://www.facebook.com/EVOIOOC

https://www.instagram.com/evoiooc/

https://www.youtube.com/channel/UCnnpGRANGr51vrM6llk3dhw

https://www.linkedin.com/company/evo-iooc-italy/

Chiara Furfaro

Curinga, il Platano Millenario in gara per “l’albero europeo del 2021”

Ornamento dei boschi, delle montagne, dei parchi, delle piazze, gli alberi simboleggiano la forza: con le loro radici rimangono ancorati al terreno resistendo al potere dissolutore del tempo e appaiono a noi umani, immortali. Spesso sopravvivono per moltissimi anni se risparmiati dall’uomo.
Se pensiamo al mito dell’albero del balsamo, esso è simbolo di altruismo, perché, quando viene inciso, dona la sua linfa vitale agli uomini, accettando di offrirsi gratuitamente agli altri.
L’albero produce ossigeno: attraverso la fotosintesi trasforma l’acqua e l’anidride carbonica in ossigeno, grazie all’energia emessa dai raggi del sole.

 


Tra gli alberi millenari della nostra regione, il platano di Curinga è uno tra i più importanti, ha una storia antichissima; si erge maestoso nel bosco di Curinga (CZ) e si pensa sia stato piantato dai monaci basiliani che arrivarono in Calabria più di mille anni fa, i quali costruirono l’eremo di Sant’Elia, dove oggi è possibile ammirarne i resti.
Per i latini il platano era un luogo di incontri amorosi, intellettuali, conviviali, poiché la sua ombra era un posto piacevole dove trascorrere del tempo, la quale, insieme a una fonte, costituiva il tipico locus amoenus.
Questo maestoso albero è un Platano Orientale, alto 31,5 m e ha una circonferenza di 14,75 m; la particolarità è il tronco completamente cavo e per le sue grandi dimensioni, è il platano più grande e vecchio d’Italia. È tra i finalisti del concorso “L’albero europeo dell’anno 2021”, pertanto è possibile votare il platano millenario di Curinga al sito https://www.treeoftheyear.org/fino al 28 febbraio!
Per ammirare la sua bellezza, basterà seguire il sentiero nel bosco e ci si ritroverà davanti la maestosità di quest’albero millenario e la quiete della natura circostante.


Con la speranza che iniziative come questa possano farci apprezzare il patrimonio ambientale della nostra terra, ricordiamoci di salvaguardare l’ambiente per il nostro presente e per il futuro delle nuove generazioni.

 

Elisa Morani

Il successo dell’evento Chiese Aperte: le visite guidate, targate Associazione Meissa

Gerace, settembre 2020.

I vicoli hanno salutato l’estivo andirivieni di turisti, con i loro passi stranieri e gli accenti diversi, le borracce e le mascherine, lo stupore e gli scatticol telefonino. Ad inondare il borgo resta il vento: s’infila in ogni pertugio, chiama la polvere a danzare con lui, gioca ad acchiapparella con le pietre degli edifici; vince sempre lui. Le chiese, aperte ogni domenica d’agosto, ad accogliere chiunque volesse scoprirne i tesori, restano adesso immerse nei ricordi dell’estate appena trascorsa, delle centinaia di volti che stupefatti le hanno ammirate, delle orecchie che attente hanno ascoltato e appreso i loro segreti, le loro storie a lungo dimenticate,  raccontate ossequiosamente dai volontari del progetto Chiese Aperte. Un manipolo di giovani, infatti, ha desiderato omaggiare il patrimonio d’immenso valore artistico-culturale della diocesi di Locri-Gerace, con una serie di visite guidate, verificatesi 9, 16, 23 e 30 agosto. L’evento, ha riscontrato non solo grande partecipazione di pubblico, ma anche suscitato entusiasmo sincero e convinta approvazione per la sua accuratezza e innovatività.

L’associazione culturale Meissa, che ha curato il progetto Chiese Aperte, sovvenzionato con i fondi dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica, ha immaginato e realizzato il tour di quattro santuari geracesi, veri e propri gioielli artistici e scrigno per altrettanto pregevoli manufatti: la chiesa di San Michele de Latinis, la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, la chiesa della Madonna Addolorata e la chiesa del Monastero di Sant’Anna.

Cos’ha determinato il successo di questa iniziativa?

Innanzitutto, l’aver messo a portata di tutti,la fruizione di pezzi di storia, sì ecclesiastica, ma soprattutto locale, che normalmente sono di difficile fruizione e saltuariamente aperte al culto.

Lo stile, con cui le visite guidate sono state condotte: contenuti ben presentati, guide preparate e uno staff cordiale e lungimirante, nel prevedere i possibili bisogni di un pubblico variegato.

Non resta dunque che augurarci un prosieguo futuro del progetto “Chiese Aperte” per l’anno venturo, alla scoperta di altri templi della cristianità e un saluto a quelli conosciuti quest’anno, che come tutti gli anziani, hanno una storia nuova da raccontare, ogni volta che si fa loro visita.

Chiara Furfaro

 

Un’atmosfera nuova nel borgo antico – Visite guidate Chiese Aperte 2020

Respirare un’atmosfera di novità in un borgo antico. Ciò è possibile grazie al progetto “Chiese Aperte 2020”, promosso dalla Diocesi di Locri-Gerace e finanziato dall’ 8×1000 alla chiesa cattolica a cura dell’Associazione Meissa e che prosegue riscuotendo grandi consensi. Domenica 16 agosto, infatti, si è tenuta a Gerace la prima di una serie di aperture straordinarie di quattro chiese, scelte dall’Associazione fra quelle di più difficile fruibilità. Per tutto il giorno i giovani volontari aderenti al progetto, formati dal corso di formazione online da poco concluso, si sono resi disponibili alle domande, alle curiosità dei turisti, raccontando nel dettaglio, tutti gli aspetti relativi storia ecclesiastica e storico – artistica di quattro chiese geracesi, la cui competenza è gestita da Diocesi e Confraternite.

Proprio nell’ambito di una confraternita sorge la chiesa del Sacro Cuore e di Maria Ss.ma del Rosario: d’impianto medievale prima, ottocentesca poi. Dopo il terremoto del 1783 venne abbellita da artisti serresi con pregevoli stucchi. Questo tipo di decorazioni arricchisce anche l’Oratorio dell’Addolorata, compresa la sua cupola a otto spicchi. I volontari hanno inoltre mostrato ai turisti la pavimentazione, lucidissima, realizzata presso i laboratori di ceramica dell’Istituto d’Arte “A. Francipane” di Reggio Calabria, circa dieci anni fa, e che riprende l’antico motivo decorativo di cui è fruibile ancora oggi in un piccolo saggio. Il grande progetto di restauro ha visto coinvolte molte scuole reggine che si sono occupate sia in modo pratico che teorico di supportare i restauratori e la Sovrintendenza.

Altra tappa del tour di visite guidate è Sant’Anna, parte di un complesso monastico risalente al 1344, fondato da un geracese, Zaccaria Carbone. Il monastero, dall’antica torre campanaria, ha subìto diversi restauri, e si è prestato a vari utilizzi, fu infatti centro di formazione per novizie, e perfino un ospedale. La chiesetta accoglie una pala dedicata alla Santa, commissionata da una famiglia di Stilo. Tutta da scoprire e valorizzare è poi la chiesa, risalente al XIII secolo, di San Michele de’ Latinis, il cui nome deriva dalla famiglia che l’ha fatta costruire; l’appellativo potrebbe risalire inoltre alle celebrazioni che avvenivano in rito latino, anche quando a Gerace era diffuso il rito greco. Gli stessi colori e pavimentazione della cripta nella Cattedrale, spiegano le guide, collegherebbero questa chiesetta alla principale.

Sant’Anna, San Michele, Addolorata, Sacro Cuore: chiese antiche messe a nuovo per essere visitate e utilizzate. Imperdibili perciò gli appuntamenti di domenica 23 e 30 agosto, in cui il borgo delle cento Chiese (il numero oscilla da 106 a 120, ma circa 20 sono fruibili), recupererà –grazie a impegno e preparazione dei volontari- un pezzetto di storia dimenticata.

Deborah Serratore

Chiese Aperte 2020: Visite guidate

Nelle prossime Domeniche, 16, 23 e 30 agosto, il borgo di Gerace ospiterà una serie di visite guidate alla scoperta delle chiese dell’Addolorata, del Sacro Cuore, di Sant’Anna e di San Michele in Latinis che riveleranno a chiunque voglia conoscere le loro storie e i loro tesori, i misteri e le opere d’arte in esse custodite e raccolte.

Ad accompagnare e guidare i visitatori sarà un dispiegamento di volontari opportunamente formati all’interno del progetto Chiese Aperte 2020, ideato e curato dall’Associazione Culturale Meissa, da anni attiva nel promuovere la conoscenza e rivalutazione del patrimonio storico, artistico e del territorio, in tutti i suoi aspetti. Con Chiese Aperte, l’associazione Meissa si è proposta di formare un’equipe di volontari per la custodia, la tutela e la valorizzazione degli edifici di culto di Gerace, curando sia gli aspetti teorici dei beni culturali ecclesiastici, del patrimonio artistico e monumentale della Diocesi di Locri-Gerace, nonché del restauro,  attraverso dei seminari on-line, oramai conclusi, sia gli aspetti pratici tramite una visita guidata sui siti oggetto di studio, nella giornata del 9 agosto, tenuta dalla Guida Turistica Calabria, Tommaso Maisano.

Ci sono dunque, tutti i buoni propositi per vivere un’esperienza unica, immersi in un’atmosfera mistica, contemplativa, e lasciarsi quindi inebriare dal fascino del borgo dalle cento chiese.

Per partecipare alle visite guidate è necessario prenotarsi al sito dell’Associazione Meissa www.associazionemeissa.it, clickando sulla sezione Chiese Aperte: visite guidate.

Chiara Furfaro

Chiese Aperte 2020 – Conclusi i seminari con successo

Si sono conclusi, con innegabile successo, i seminari proposti nell’ambito del progetto “Chiese Aperte” organizzato dall’Associazione Culturale Meissa e coordinati dal suo responsabile alla didattica Antonella Aricò.

Un successo, determinato dall’alto numero di adesioni; sono stati infatti circa 80 i partecipanti che hanno seguito, di volta in volta, questo coinvolgente percorso di didattica a distanza, reso in fattiva e proficua collaborazione con il progetto “Arte e Fede”.

Sebbene ad oggi i workshop siano terminati, è ugualmente vero che un seme gettato su un terreno fertile, può solo germogliare. L’humus è in questo caso costituito, da un corso di formazione ben strutturato e mirato alla valorizzazione del patrimonio della nostra terra. Per gli ospiti, sulla piattaforma online Google Meet, si sono susseguiti interventi puntuali di esperti e professionisti del settore. Gli archivisti di stato Mariachiara Cozzi e Pasquale Orsini, dell’Istituto Centrale per gli Archivi – MIBACT: entrambi hanno citato con precisione gli aspetti diplomatistici, archivistici, paleografici, storici sul mondo delle pergamene. Mondo ulteriormente arricchito dalla descrizione dei Codici Corali della Basilica Concattedrale di Gerace da parte di Maurizio Scarfò, Maestro Direttore Titolare della Cappella Musicale Liberiana, e dall’intervento di Sante Guido: il docente presso le università di Trento e quella Pontificia Gregoriana ha spiegato le tecniche esecutive delle miniature.  È stata poi la volta della prof.ssa Valentina Venuti, docente in scienze matematiche, scienze fisiche e scienze della terra presso l’Università degli studi di Messina, che ha esposto le tecniche ottiche della struttura a livello molecolare per lo studio di antiche pergamene.

Ospiti poi ai seminari su google Meet anche la restauratrice Martina Marconi e il funzionario storico dell’arte per la Sovrintendenza di RC e VV Daniela Vinci: la prima ha spiegato nel dettaglio cosa significa recupero e controllo ambientale dei beni artistici, letterari cartacei e pergamenacei; la seconda ha posto l’accento sulla catalogazione dei beni culturali.

Dalle pergamene si è passati poi ai paramenti sacri: un interessante excursus a cura dell’architetto e Dottore di Ricerca in Conservazione dei beni storici e ambientali Oreste Sergi Pirrò ha condotto i partecipanti lungo tre secoli di storia della moda prestata alla liturgia. Di conservazione e restauro di manufatti tessili ad uso liturgico ha parlato invece la restauratrice Barbara Santoro.

La chiave di volta di quest’intensissima settimana di simposi è stato l’intervento sulla tutela dei beni culturali con cui ci ha vivacemente appassionati ed istruiti, l’architetto Salvatore Amaddeo, funzionario architetto del segretariato regionale per la Calabria MiBACT.

Dopo il seminario di Vincenzo D’Agostino, storico della diocesi di Locri – Gerace, sulla storia del Santuario di Polsi, è stata posta l’attenzione alle metodologie per la conservazione, restauro fruizione del patrimonio culturale: utilissimi in tal senso gli interventi di Mauro La Russa, prof. presso il Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’Unical; e di Sebastiano d’Amico, prof. presso il dipartimento di Geoscienze all’Università di Malta.

Gli interventi del Direttore del Museo Diocesano di Gerace Giacomo Maria Oliva, che ha descritto l’aspetto storico artistico delle “chiese aperte 2020”, e dell’architetto Giorgio Metastasio (dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi), hanno fatto da preludio alla visita guidata del 9 agosto presso i luoghi oggetto di studio. Le Chiese dell’Addolorata, del Sacro Cuore, di Sant’Anna, di san Michele in Latinis, hanno infatti spalancato le loro porte: grazie alla preziosa guida turistica Tommaso Misiano e all’entusiasmo dell’Associazione Meissa, anche i visitatori hanno “spalancato” i loro occhi di fronte alle meraviglie del borgo. E non finisce qui. Le chiese aperte di Gerace danno appuntamento ai futuri visitatori tutte le restanti domeniche del mese: 16, 23 e 30 agosto.

A chiudere questa intensissima rassegna di conferenze a distanza, gli interventi di Guy Devreux, responsabile del laboratorio di restauro marmi e calchi ai Musei Vaticani e il prof. Sante Guido, hanno descritto il dietro le quinte di opere di restauro in capolavori dell’arte italiana. Seminari chiusi in bellezza, dunque. Ma c’è ancora molto lavoro da fare per valorizzare l’immenso patrimonio storico artistico e culturale di Gerace. Lo sanno i partecipanti ai seminari appena conclusi, lo sa Arte e Fede, lo sa Meissa, lo sa la Diocesi. Ma un seme è stato gettato, e siamo sicuri che, grazie ad iniziative come questa, la tutela della cultura geracese fiorirà presto.

Deborah Serratore

Il Cile dei Mapuche: evoluzione di un’identità

Dal 14 ottobre 2019 il Cile è in rivolta; la sua capitale, Santiago, ospita continue scene di guerriglia urbana, cominciata con un’intensa devastazione alla rete metropolitana cittadina, e manifestazioni pacifiche, respinte con lacrimogeni e acqua acida dai Carabineros, le forze di polizia e gendarmeria cilene. Come sospinto dal vento, il fuoco della rivolta ha attecchito in altre città del paese fino a condurre il presidente Piñera a dichiarare che “Il Cile è in guerra”, dimentico però, che il nemico a cui allude è in realtà il Cile stesso, il cuore pulsante, il pueblo. Sebbene la dittatura sia formalmente estinta, di fatto, a tutt’oggi, il popolo cileno continua a vivere nella paura e nel sospetto di uno Stato militarizzato, a subire violenze e grandi disparità economiche, perpetrate da una classe politica sorda ed incapace, che mette a tacere il malcontento con la forza. Ma i cileni non vogliono più stare zitti e si ribellano al loro oppressore, uniti, compatti come una compagine ben addestrata in cui ogni gruppo si occupa di un bisogno specifico dell’intero battaglione: chi procaccia e distribuisce l’acqua, chi soccorre il compagno caduto trasportandolo nella tenda del pronto intervento. Tra la folla di Piazza Dignidad sventola una bandiera dai colori accesi: è la bandiera Mapuche, una minoranza etnica indigena, simbolo della lotta che non si arrende, contro i soprusi, le violenze e l’ingiustizia sociale operati dal governo centrale.

 

“La comunità Mapuche, letteralmente Il popolo della terra è la popolazione autoctona della regione Mapu, comprendente parte degli odierni Cile ed Argentina e stanziata oggi principalmente nel sud del Cile, in Araucanía e a Santiago. Ribellandosi ai conquistadores prima e al governo cileno poi, i Mapuche hanno sempre lottato per ottenere la loro indipendenza culturale, religiosa e istituzionale. Se con gli spagnoli riuscirono a mantenere la loro autonomia e a intrecciare uno scambio culturale, con lo Stato cileno le cose andarono diversamente: occupazione dei territori e deforestazione, genocidio, divieto di vivere secondo la cultura mapuche e di parlare l’idioma mapundung per le comunità superstiti, le quali, ridotte allo stremo si smembrarono e molti mapuche decisero di emigrare in città. Accanto a questa violenza fisica, il governo centrale aveva promosso un’intensa campagna denigratoria, che li descriveva Borracios, cioè ubriaconi, violenti, provando così a giustificare i feroci atti di forza e le repressioni sanguinose come una reazione dovuta, per mettere ordine tra quelle comunità sovversive. Per evitare che figli e nipoti venissero discriminati, gli anziani decisero di non insegnare loro le tradizioni, né la lingua mapuche che andarono così perdendosi, ma non morendo.

I Mapuche di città di terza generazione, ignari delle loro origini e della loro identità, studiano la storia del loro paese che racconta di un popolo assai diverso da quello cileno, non solo negli usi e costumi, ma anche nei tratti somatici e questi ultimi rivelano loro una realtà sconvolgente: sono essi stessi mapuche, non cileni. Immaginate l’incredulità nello scoprirsi diversi e lo sgomento nel comprendere che agli occhi degli altri, diversi lo erano sempre stati.” Parla con trasporto Helodie Fazzalari, giornalista e fotoreporter palmese, trapiantata a Roma da qualche anno e rientrata dal Cile qualche mese fa. 

 

“Sono arrivata in Cile, dopo aver vinto il Bando per Torno Subito, un progetto finanziato dalla Regione Lazio che consente agli under 35 di svolgere un periodo di lavoro all’estero seguito da uno per un’azienda all’interno del territorio laziale.” Dopo essersi aggiudicata il Premio di ottomila euro, Helodie ha dovuto provvedere a trovarsi una sistemazione oltreoceano, nonché i mezzi per arrivarci e i contatti cileni per realizzare il suo progetto. L’intento della giornalista ventiseienne era quello di recarsi presso le comunità Mapuche e vivere insieme a loro per qualche mese, per poter documentare come questo popolo viva nel 2020, se e quali siano le differenze con il passato e comprendere il loro stile di vita, in cosa differisce da quello occidentale. L’idea nasce dopo aver conosciuto una ONLUS impegnata nel sensibilizzare l’opinione comune riguardo alla situazione del popolo indio. Presenta il suo progetto ad un’agenzia di stampa internazionale, Presenza, che ha sede a Santiago, in Cile, la quale si preoccupa delle notizie, iniziative, proposte che riguardano pace, nonviolenza, disarmo, diritti umani, lotta contro ogni forma di discriminazione. La sua collaborazione comincia a settembre, ma ad ottobre scoppiano le proteste a Santiago e così involontariamente e per sua grande fortuna, commenta Helodie, ha il privilegio di documentare la rivolta di ottobre, ritrovandosi nel bel mezzo di una guerra civile. L’impatto è forte. “Non sapevo a cosa sarei andata incontro finché non l’ho provato sulla pelle ed è stato straziante. Ho avuto dei tentennamenti: non vado più in piazza, faccio altro, cerco di concentrarmi solo sui Mapuche. Però, ogni pomeriggio alle sei le mie gambe mi trascinavano in piazza”. È l’occasione per intervistare i Mapuche di città e tra questi conosce Monica, una ragazza cresciuta nel quartiere ricco della capitale, ma che sin da piccola per quanto si sforzasse di comportarsi e vestirsi come le sue compagne, sentiva che quello stile di vita non esprimeva il suo vero io e ciò le creava molto disagio e difficoltà nei rapporti interpersonali. Crescendo, una zia che aveva scelto di non abbandonare le usanze tradizionali, l’avvicina alla cultura Mapuche ed è allora che Monica scopre la sua identità e riesce ad accettarsi. Questa nuova consapevolezza di sé e l’appartenenza ad un gruppo che la rappresenta appieno si ripercuotono sulla sua intera vita, che adesso affronta con serenità e sicurezza. Molte storie dei Mapuche di città somigliano a quelle Monica: “I Mapuche di terza generazione vogliono capire da dove vengono, perché sono arrivati lì, scoprire la bellezza della loro cultura che era stata soppressa. Vanno alla riscoperta dei loro usi, della loro storia e del loro territorio. È proprio per questo che da anni, al Sud soprattutto, occupano i territori che un tempo erano stati loro sottratti con la forza e ivi costruiscono case, la Ruka tipica, con al centro il focolare così da rigenerare la loro cultura che per anni è stata soffocata e viveva solamente sui libri di storia. Accanto a queste ci sono le storie dei Mapuche di città che pur avendo scoperto le origini della loro famiglia preferiscono lo stile di vita cileno, anziché riabbracciare quello degli avi”.

 

Arriva gennaio, la fotoreporter calabrese si trasferisce al Sud e in Araucanía per intervistare le comunità del luogo. “I Mapuche non rivendicavano tanto la proprietà della terra, quanto la sua sacralità. Per la cultura mapuche ogni cosa ha un’anima, perfino i fiumi, i monti e la natura tutta. Quando ci si appresta a fare il bagno nel fiume, un mapuche chiede al fiume il permesso di entrare nelle sue acque. Se pensiamo all’uso occidentale del fiume, come luogo di villeggiatura e ci soffermiamo sulla quantità di rifiuti che i noncuranti lasciano lungo le sue sponde, possiamo facilmente capire come il nostro stile di vita sia inconcepibile per i Mapuche. Un ragazzo mapuche non butterebbe mai l’immondizia in una chiesa o nel luogo di culto di un’altra religione, pertanto pretendono che lo stesso rispetto che i cileni riservano alle chiese venga esteso alla natura”. Emblematico dell’importanza che riveste la natura per i Mapuche è la testimonianza che Helodie ci riporta di un bambino conosciuto in una comunità del Sud. Il suo nome è Millantü e ha tre anni. Tiene in mano delle bacche che a breve diventeranno il suo pasto, ma prima di addentarle le porta alle labbra e le bacia. Bacia anche la pianta, secondo l’uso mapuche, e la sera intorno al falò suona il corno Trutruca, lo strumento tradizionale. C’è qualcosa del tutto straordinaria nei gesti di Millantü, ci rivela Helodie subito dopo: sono spontanei. Nessuno gli ha insegnato che bisogna ringraziare la natura quando si accetta ciò che essa ci offre spontaneamente, aveva detto la madre di Millantü alla reporter, né lei o il padre gli avevano insegnato a suonare il corno Trutruca, per il quale è necessaria una certa tecnica di non immediato apprendimento. I genitori di Millantü sono Mapuche di città di quinta e terza generazione, da sempre vissuti all’oscuro della cultura tradizionale, di cui disconoscevano anche la lingua. La madre confida alla giornalista di avere avuto più volte nel corso della vita, sogni in cui si perdeva nella foresta, baciava le piante e giungeva ad un fiume, ma ai quali non aveva mai trovato una spiegazione, né un senso. Quest’ultimo era arrivato solo anni dopo quando aveva conosciuto il padre di Millantü e con l’arrivo del figlio avevano deciso di trasferirsi al sud per costruire una Ruka e dedicarsi alla terra. Millantü è a tutti gli effetti un bambino prodigio; oltre a parlare correttamente il mapundungun, il suo parere è tenuto in alta considerazione dalla famiglia che in molte occasioni fa pieno affidamento su di lui e sulle sue straordinarie capacità. Per esempio, se si trovano nella foresta o all’aria aperta riesce a identificare il sentiero più sicuro, per scansare i pericoli che naturalmente risiedono nella foresta; riesce a prevedere i temporali, una grande calamità per questa regione priva di strade battute o asfaltate e senza le infrastrutture occidentali. Queste sue straordinarie abilità sono immediatamente saltate agli occhi dei Machi, gli sciamani locali, che ritengono Millantü in grado di essere una guida per l’intera comunità. Queste capacità straordinarie sono molto comuni tra i Mapuche, che imparano a conoscere e ad indirizzarle sin da piccoli, per evitare che possano essere volte al male e finire col nuocere a qualcuno.

“L’esistenza di Millantü mi ha consegnato un insegnamento importante e cioè che non devo perdermi d’animo di fronte alle difficoltà; vale la pena vivere felici qualsiasi cosa accada perché c’è sempre una soluzione. Se può rinascere una cultura, una storia dal nulla allora non c’è fine alla speranza, non esiste problema senza soluzione. I nostri vecchi dicono che solo alla morte non c’è riparo, ma nel caso dei Mapuche anche la morte viene sconfitta”.

Nel mese di Marzo Helodie ha fatto rientro in Italia per l’emergenza covid scoppiata anche in Sudamerica e che sta mietendo migliaia di vittime. Oggi il pensiero della giornalista va a tutte le persone che ha conosciuto durante il reportage: – “L’ 8-9-10 agosto è allestita una mostra fotografica in via Augimeri, a Palmi, degli scatti fatti in questi mesi. Sarà possibile acquistare le foto a fine evento e il ricavato sarà interamente devoluto ad un’Associazione di beneficenza cilena, la quale si sta occupando di distribuire beni di primaria necessità alle comunità indigene in gravi difficoltà, causa covid”. La mostra, intitolata “La lotta del popolo della terra nel 2020”, è inserita nel contesto di Streetbook Summer, evento patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palmi, che prevede una serie di mostre fotografiche: racconti di storie, viaggi, vite. Come quella di Helodie. 

Chiara Furfaro

 

Chiese Aperte 2020: una stella polare nell’estate di Gerace

Gerace mette in luce i suoi tesori. Dal 31 luglio al 30 agosto 2020 infatti, il borgo reggino ospiterà il corso di formazione “Chiese aperte”, organizzato dall’associazione culturale “Meissa”. Il progetto prevede dei seminari settimanali per 10 tirocinanti, che conseguiranno un attestato di partecipazione. I corsi, a causa dell’emergenza Covid-19, si svolgeranno –aperti al pubblico- su Google Meet: il percorso formativo, avrà come motivo dominante la valorizzazione, tutela, manutenzione dei beni culturali nei luoghi di culto di Gerace.

L’iniziativa, condivisa col progetto di studi e restauro “Un’estate tra arte e fede nella Diocesi di Locri-Gerace” (giunto già alla V edizione e coordinato dal restauratore Giuseppe Mantella), sarà una vera officina culturale con esperti provenienti da tutta Italia e prevede 19 videoconferenze moderate dalla prof.ssa Maria Saveria Ruga dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro:  a inaugurare l’avvio dei lavori, anche il Vescovo della Diocesi di Locri Gerace, SER Monsignor Francesco Oliva, che si è congratulato con l’associazione Meissa per l’impegno profuso nella realizzazione di questo progetto. I partecipanti al progetto “Arte e Fede” si occuperanno di tre classi di materiali da restaurare del patrimonio diocesano come il simulacro lapideo della Madonna di Polsi, i paramenti Sacri della diocesi di Locri Gerace e ancora le pergamene del capitolo della Basilica di Gerace: conservando, catalogando e digitalizzando il materiale non ancora consultabile, si contribuirà non poco a illuminare sempre più il patrimonio culturale ecclesiastico. Tra gli ospiti nell’ambito dello studio delle pergamene: Ottavio Bucarelli Pro-Direttore Dipartimento dei Beni Culturali della Chiesa della ChiesaPontificia Università Gregoriana, gli Archivisti di Stato Maria Chiara Cozzi e Pasquale Orsini del MIBACT il 31 luglio; Maestro Direttore Titolare della “Venerabile Cappella Musicale Liberiana”Maurizio Scarfò e l’esperto di miniature Sante Guido

Professore presso le Università di Trento e Pontificia Università Gregoriana; la prof. Valentina Venuti del Dipartimento di Scienze matematiche e informatiche, scienze fisiche e scienze della terra UNIME e la restauratrice Martina Marconi.  Si passerà poi all’approfondimento, il 4 agosto, sui paramenti sacri nella Cattedrale di Gerace e sui manufatti tessili, illustrato dall’architetto Oreste Sergi Pirro’, dottore di Ricerca in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali e la restauratrice Barbara Santoro. Il 5 agosto interverranno invece Vincenzo D’Agostino, Storico della Diocesi di Locri – Gerace che illustrerà la storia del Santuario di Polsi; il prof. D’Amico del Dipartimento di Geoscienze a Malta suggerirà metodi virtuali per la conservazione e fruizione del patrimonio culturale, il biologo La Russa ci guiderà nell’ambito della diagnostica e restauro. L’arch. Salvatore Amaddeo, funzionario per la Calabria MIBACT il 7 agosto approfondirà il tema della tutela dei beni culturali. L’8 agosto Giacomo Maria Oliva, Direttore Museo Diocesano di Gerace, e l’arch. Giorgio Metastasio ci parleranno dei beni culturali ecclesiastici della Diocesi.

Non solo workshop. Domenica 9 agosto, infatti, si potrà partecipare su prenotazione, presso i luoghi oggetto di studio, alla Visita guidata a cura di Tommaso Misiano – Guida Turistica Calabria. Il giorno seguente avremo gli interventi di due esperti di restauro lapideo il restauratore Sante Guido e Guy Devreux, responsabile Laboratorio Restauro Marmi e Calchi ai Musei Vaticani.

Seguiranno poi aperture straordinarie, a cura dei volontari aderenti al progetto, domenica 16 – 23 -30 agosto 2020 delle chiese Addolorata, Sacro Cuore, Sant’Anna e San Michele in latinis e del Cantiere Aperto di Arte e Fede, presso la Cittadella Vescovile di Gerace.

Un progetto ambizioso, organizzato in tempi record dall’associazione Meissa, -guidata dal presidente Luana Surace- che come la stella “testa” di Orione da cui porta il nome, si propone di illuminare il cammino di chi con impegno, vuole valorizzare cultura e tradizioni. La speranza collettiva è quella l’Associazione calabrese finanziata dall’8 per mille alla Chiesa Cattolica, coadiuvato da “Arte e Fede”, possa essere una stella polare nella promozione del patrimonio della Diocesi di Locri – Gerace e della Calabria intera. Una luce che non dura solo un’estate, ma che duri perennemente.

Per partecipare al convegno basta scaricare Google Meet, seguire la pagina FacebookUn’estate tra Arte e Fede nella Diocesi di Locri – Gerace” e “Associazione Culturale Meissa”, cliccando sui link delle conferenze desiderate.

Deborah Serratore

Ayouverde: il motore di ricerca Bio made in Calabria

“Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo, l’oceano avrebbe una goccia in meno”.

Ayouverde è il motore di ricerca di cosmetici naturali ideato e sviluppato dai due giovani calabresi Valentina Morani, studentessa in Ing. Meccanica di Cinquefrondi (RC) e Giovanni Nicoletti, Ing. Informatico di San Giovanni in Fiore (CS). 

Convinti consumatori di prodotti ecobio da diversi anni, si sono resi conto della mancanza di una piattaforma che consentisse di trovare l’articolo d’interesse in un solo click, senza sfogliare i siti internet dei vari marchi di volta in volta. Spinti dal desiderio di rispondere a questa diffusa necessità, creano un progetto del tutto innovativo: il 30 settembre 2019 danno alla luce Ayouverde,  non solamente un portale on-line, ma anche un’app per clienti Android e iOS. 

Ma come funziona questo motore di ricerca? Nell’ottica di offrire un’esperienza di navigazione il meno macchinosa possibile, la ricerca degli articoli d’interesse può essere filtrata per “parola chiave”, ottenendo così la lista di tutti i prodotti appartenenti alla stessa categoria, per “marchio” oppure per “negozio”, venendo reindirizzati alla pagina che Giovanni e Valentina hanno dedicato a quel brand o rivenditore e che ne mostra l’intera offerta. 

Tra le funzionalità più allettanti rientra senza dubbio la voce Codici Sconto: i rivenditori ed i marchi produttori caricano periodicamente sulla piattaforma dei codici sconti, permanenti o temporanei, fruibili dagli utenti Ayouverde, nel momento in cui essi procederanno all’acquisto presso l’esercente autorizzato. 

Sulla piattaforma sono visibili anche le promozioni che gli e-commerce fidelizzati appongono sui prodotti in negozio. I nostri giovani calabresi, da instancabili programmatori e sognatori non si sono fermati qui ed hanno realizzato una vera e propria chicca: la Wishlist, una lista dei desideri alla quale aggiungere gli articoli che s’intendono acquistare e che a fine navigazione permetterà di visualizzare i negozi, fisici ed on-line, su scala nazionale che dispongono di tutti i prodotti selezionati. Una volta noti i nomi dei rivenditori, sarà possibile conoscere il prezzo e l’eventuale sconto o promozione applicati alla spesa. 

Con questa modalità di ricerca, all’indubbio vantaggio di ricevere gli oggetti del desiderio in un unico ordine, si aggiunge un risvolto green: unico ordine equivale a unica corsa del corriere e minori emissioni inquinanti rispetto a quelle che verrebbero rilasciate se ogni consegna fosse effettuata da negozi diversi.

Quanto detto fin qui farebbe pensare ad Ayouverde come ad una pagina di confronta prezzi molto elaborata e ciò potrebbe passar per vero se non si tenesse conto dei contenuti social, primo fra tutti i commenti degli utenti e dei beauty bio-blogger ai vari prodotti, che possono guidare nella scelta chi si affaccia per la prima volta al mondo dei prodotti naturali e al tempo stesso offrire feedback ai produttori; secondariamente gli eventi organizzati dalle bio-profumerie o fieristici, il cui massimo esempio si concretizza nel Sana, la manifestazione leader in Italia nel comparto dei prodotti biologici. 

Ayouverde si afferma quindi come il motore di ricerca per gli amanti del bio dagli amanti del bio, che seleziona accuratamente i brand con cui entrare in partnership per garantire solo articoli naturali ed ecobio con INCI pulito, attenta ai continui e costanti aggiornamenti che riguardando le tecniche di produzione green e la salvaguardia del pianeta. Accanto alla pagina web, Ayouverde è presente anche su Facebook, Instagram e Youtube, per rimanere vicini ai suoi utenti ogni giorno e accompagnarli nella scoperta di prodotti ecologicamente sostenibili.

Chiara Furfaro

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